Il bilancio del Festival dell’Economia di Trento. Massimo Garavaglia e Paolo Figini. 5 giugno 2021

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Il Festival dell’Economia di Trento, un traguardo di sicuro lo ha superato: un seguito di milioni di connessioni al suo sito, solo nell’ultima giornata di oggi, domenica 6 giugno, gli accessi sono stati un milione e trecentomila con una media di trentamila collegati ogni giorno alle dirette streaming per seguire i 60 eventi in programma. Un bilancio che soddisfa gli organizzatori del Festival per l’aumento in proporzionale delle presenze in crescita rispetto all’edizione precedente a fronte della riduzione del numero complessivo degli appuntamenti. Il pubblico in presenza conta 3700 spettatori . Tito Boeri il direttore scientifico si dice molto soddisfatto del risultato della 16esima edizione progettata da Editori Latera (promotori Provincia, Comune, Università di Trento) infaticabile come sempre a garanzia della qualità scientifica degli incontri in cui si sono avvicendati premi Nobel per l’economia, ministri che in alcuni casi hanno preferito la partecipazione da remoto, ex presidenti del Consiglio come Romano Prodi, economisti di fama mondiale, esperti nel settore del digitale, finanza, media e informazione ( la conferenza “I media vouchers e la democrazia dell’informazione” con Julia Cagè, unico appuntamento in cui non è stato possibile iscriversi a pochi minuti dall’apertura delle prenotazioni), e ancora ecologia e sanità: il tema del Covid-19 è rimbalzato obbligatoriamente da un evento all’altro, non senza qualche contraddizione tra pareri opposti: “arriverà una nuova pandemia” o “fatto il vaccino il Covid non tornerà più”.

Quello che resta però è una città che ha dimostrato con rinnovata efficienza una manifestazione che ha richiamato l’attenzione a livelli internazionali con 150 giornalisti accreditati con la curiosa novità di quest’anno nel non fornire i pass di riconoscimento (non esoneravano l’obbligo di prenotarsi), come richiesto doverosamente per l’accesso contingentato delle presenze, fino a quando l’emergenza sanitaria cesserà. La ripartenza passa anche dal comparto del turismo come è stato spiegato durante l’incontro con il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia dal titolo “Il turismo dopo la pandemia” (una novità del governo Draghi che ha ripristinato il Ministero che era stato abolito per via referendaria), con la partecipazione dell’economista e docente universitario Paolo Figini. «Sono ben 27 miliardi quelli persi in entrata causa la pandemia nel settore del turismo. Gli interventi dello Stato devono però temporanei per poi ritirarsi e lasciare il posto alle imprese, ai cittadini, altrimenti viene distrutta l’economia. In questa fase sono necessarie operazioni ponte – ha spiegato il ministro – e misure per finanziarie per riqualificare le strutture mediante il Recovery Fund, la decontribuzione per far tornare al lavoro dopo la cassa integrazione e far fatturare. Gli imprenditori hanno bisogno degli operatori stagionali»

Paolo Figini su sollecitazione di Barbara Fiammeri che ha moderato l’incontro che si è svolto al Muse di Trento, sul tema del PNRR si è pronunciato così: «Io provo massimo rispetto che si è preso la responsabilità ma analizzando ci sono presenti luci ed ombre. Le luci sono rappresentate per aver indicato esplicitamente il turismo e sottolineato il suo ruolo strategico di settore ma non c’è una contabilità nazionale ma la somma di diversi beni. Il turismo produce il 6% del Pil e si può stimare che con l’indotto si arrivi al 10, 3 % Le ombre sono date dal programma che non va troppo nel dettaglio e non si capisce bene qual’è la sua visione strategica: quale tipo di turismo si vuole ospitare nei prossimi anni? Il rischio è che ritorneranno anche le storture di prima (come il turismo di massa che snatura le città d’arte)».

Interrogativi che sono stati girati al ministro Garavaglia: «Stiamo parlando di 2, 4 milioni di euro assegnati al turismo che per l’effetto leva dato dalla finanza arriva a 5 ma restando sulla prima cifra andremo ad operare sulla riqualificazione delle strutture e mirare ad un turismo di qualità. Questo non vuol dire solo essere altospendente. Al G20 a Roma sono state individuate 7 misure di sostenibilità anche dal punto di vista sociale compreso l’aiuto del digitale per far conoscere i luoghi d’arte sconosciuti. Agire sui prezzi è un’azione classista – ha proseguito il ministro – antidemocratica. Bisogna agire sull’organizzazione e sui biglietti integrati e su una distribuzione dei flussi turistici durante tutto l’anno. Abbiamo un 10% in più di italiani che si sono prenotati rispetto all’anno scorso e stiamo assistendo al ritorno degli stranieri». Paolo Figini ha infine sottolineato la gravità della crisi climatica e l’impegno di 24 università europee sul binomio clima e turismo e l’importanza della sostenibilità nei confronti delle strutture ricettive.


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