Caso Trapani, bene accertamenti ministra Cartabia. Martedì alle 17.30 iniziativa Articolo21-Fnsi

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Martedì alle 17.30 iniziativa on line Articolo21-Fnsi per denunciare le intercettazioni a danno di alcuni cronisti. Indagini forzate nella ricerca spasmodica di verità distorte da narrazioni tossiche di una certa area politica, il segreto professionale violato, giornalisti intercettati e nomi delle fonti trascritti negli atti.
Tutto ciò non è accettabile in un paese che si definisce democratico.
Ben venga dunque l’annuncio del ministero della Giustizia di accertamenti disposti dalla ministra Marta Cartabia sull’inchiesta di Trapani su Ong e gestione migranti.
Una procedura che prelude l’invio di ispettori per verificare l’operato dei magistrati trapanesi.
Quanto trapelato finora è inquietante.
Anche se un giornalista è consapevole che quando va su un posto, documenta, racconta storie e fatti scomodi, possa diventare un bersaglio, come io stessa ho sperimentato sulla mia pelle, ciò che emerge dalle intercettazioni del caso Trapani sconcerta.
Cronisti seri come Nancy Porsia, a lungo intercettata, ma anche Nello Scavo, Francesca Mannocchi, Sergio Scadura e altri colleghi che hanno realizzato inchieste sui migranti finiti nei brogliacci delle intercettazioni di alcuni indagati dalla Procura.
In particolare, la Porsia si è ritrovata al centro del dossieraggio di una società di security, acquisito dalla procura di Trapani, per ciò che ha scritto e continua a scrivere sul tema delle migrazioni.
Un vero e proprio tentativo di imbavagliare la stampa libera che se ne occupa, unico baluardo contro la propaganda anti migranti che invade i social e alcuni media italiani.
Nonostante le costanti minacce in rete – e non solo – contro chi illumina e mostra quanto accade nel Mediterraneo e nel continente africano, cronisti e croniste in prima linea proseguono sulla loro strada portando avanti un lavoro inestimabile. Abbiamo da subito sottolineato, attraverso il nostro presidente è la nostra portavoce Elisa Marincola e Paolo Bottometi, quanto  inaccettabile sia che intercettazioni, di per sé lesive dell’art. 200 del Codice di procedura penale e dell’articolo 138 del Codice della Privacy, nonché dell’articolo 2 della legge 69/1963  che tutela e stabilisce anche l’obbligo dei giornalisti di proteggere fonti e informazioni di cui vengono in possesso, siamo state realizzate da “operatori privati” e poi recepite dai corpi inquirenti, entrando a far parte di un fascicolo giudiziario, che almeno nelle intenzioni di chi ha avviato l’inchiesta avrebbe dovuto ricostruire un presunto complotto dove in realtà si assisteva all’azione di salvataggio e assistenza di vite umane e allo svolgimento del lavoro giornalistico di verifica dei fatti sul campo.
L’inchiesta è iniziata nel 2016, nel contesto delle indagini della Procura di Trapani su ong e favoreggiamento all’immigrazione clandestina dalla Libia.
Almeno sei giornalisti sarebbero finiti nelle intercettazioni poi trascritte dagli inquirenti.
Condividiamo il timore espresso dal presidente e dal segretario della Federazione nazionale della stampa, Beppe Giulietti e  Raffaele Lorusso, i quali ha evidenziato il ‘timore’ che questa operazione sia nata per individuare le fonti dei
 giornalisti, sottolineando che si tratta di “un atto gravissimo.
È Inammissibile che operatori della stanpa siano intercettati mentre fanno il loro lavoro.
Nell’attesa che le autorità giudiziarie facciano chiarezza sulla vicenda, un fatto è certo.
Questo ennesimo tentativo di imbavagliare la stampa libera che si occupa di immigrazione e del traffico di esseri umani dalla Libia e da altri paesi africani, unico baluardo contro le fake news usate per la propaganda anti migranti, non impedirà ai cronisti in prima linea di continuare a fare il proprio lavoro.
Nonostante le costanti minacce in rete – e non solo – contro chi illumina e mostra quanto realmente accade nel Mediterraneo e nel continente africano, i giornalisti nel mirino di squadristi da tastiera e sovranisti  nostrani proseguiranno sulla loro strada portando avanti con determinazione il proprio impegno, svolgendo semplicemente il proprio mestiere.

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