Ucciso Mazen Alhummada, era opravvissuto all’inferno dell’ospedale militare “Branca 601” di Damasco

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Apprendo la terribile notizia da

Fouad Roueiha, dell’uccisione di Mazen Alhummada, ex prigioniero, sopravvissuto alle torture, del girone dell’inferno dell’ospedale militare “Branca 601” di Damasco. 40 anni, ingegnere petrolifero di Deir Al Zour (città di duecentomila abitanti nell’est della Siria), viso esile, mani febbrili, sguardo fiero, nonostante qualcuno avesse deciso di piegarlo. Mazen aveva giurato che se fosse uscito vivo da quel lager avrebbe raccontato a tutto il mondo, quello che accadeva, e ancora si sta perpetuando, nelle carceri siriane del regime di Bashar al-Asad. Infatti, qualche anno fa, la sua testimonianza ha accompagnato il tour italiano di “Nome in codice: Caesar. Detenuti siriani vittime di tortura”. Un uomo coraggioso che ho avuto l’onore di conoscere ed intervistare quando la mostra, che promossi come Articolo21 Campania arrivò a Napoli.
#Siria #Mazen al-#Hamada (#Alhummada) era un uomo con il viso di un bambino, un sorriso delicato e occhi profondi ricolmi di tristezza. Si era fatto testimone vivente della sofferenza di un popolo, raccontando alle mostre su #Caesar la sua esperienza nelle carceri del regime siriano, la tortura e le sofferenza patite. Raccontava di essere stato fortunato a sopravvivere, con migliaia di persone la sorte non era stata così benevola. Come un Cristo siriano era stato appeso e torturato, si era fatto testimone con la sua parola, ed infine si è riconsegnato alle mani dei suoi carcerieri, in cambio di una promessa di riconciliazione. Aveva creduto alle parole di un regime di criminali ma al suo arrivo in Siria era stato nuovamente arrestato dai servizi di intelligence. A distanza di una anno, @wael_kaldy afferma di avere avuto notizia dalla famiglia dell’uccisione di Mazen, nel carcere di #Saydnaya, alle porte di Damasco. Quel regime, difeso e sponsorizzato da troppi prelati e dall’estrema destra anche italiana, non perdona gli uomini liberi che smascherano le sue nefandezze. Mazen è uno dei testimoni dei crimini di #Assad, a differenza di altri per un po’ di tempo è uscito dalla tomba, per poi rientrarci dopo averci affidato un messaggio.
Per Mazen e per tutti quelli come lui dobbiamo continuare a raccontare la verità sulla Siria, Mezen ci ha fatto dono della sua amicizia e ci osserva con quegli occhi dolci da bambino velati di lacrime.
Dio ha
un inferno di cui andare fiero
che miseria!
Non ha niente
di paragonabile al carcere di Tadmur
né di Mazza o ʿAdra e nemmeno Saydnaya.
Faraj Bayraqdar (Faqr – Miseria. Carcere di Saydnaya, 1996)
Ripropongo l’intervento di Mazen all’inaugurazione della mostra su Caesar a Udine: https://www.youtube.com/watch?v=2t8vacQwA7A” (di Fouad Roueiha
)

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