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Maria Montessori: il coraggio di guardare al domani

 

Di Maria Montessori, nata centocinquant’anni fa a Chiaravalle, in provincia di Ancona, e scomparsa il 6 maggio 1952 in Olanda, a Noordwijk, all’età di ottantuno anni, ci è rimasta un’eredità che purtroppo abbiamo in parte dissipato. Alla base degli studi e degli insegnamenti di questa straordinaria pedagogista c’era, infatti, l’idea che il bambino non fosse un elemento passivo del percorso didattico ma il protagonista del processo di apprendimento, destinato a formarsi e a diventare uomo attraverso la presa di coscienza e l’assunzione di una piena consapevolezza del mondo che lo circonda.
Il metodo Montessori è tuttora considerato uno dei più all’avanguardia, al pari degli studi di Dina Bertoni di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della scomparsa.
Recuperare l’insegnamento montessoriano, la sua idea di una lezione coinvolgente e di un amore profondo per delle menti da plasmare attraverso il gioco, l’educazione e il pieno coinvolgimento nelle varie fasi della didattica significa rendere omaggio alla migliore tradizione culturale italiana.
Non ci dimentichiamo, ad esempio, che quando nacque Maria Montessori alle ragazze non era ancora permesso di iscriversi alle superiori (sarebbe diventato possibile a partire dal 1883) e che quando conseguì la laurea in Medicina, le donne laureate si contavano sulle dita ci una mano. Parliamo, dunque, di una pioniera, di una donna che ebbe il coraggio di sfidare tutto e tutti, a cominciare dalle convenzioni e dai rigidissimi metodi educativi del tempo che riteneva, a ragione, profondamente sbagliati e controproducenti.
La cifra educativa della Montessori è sempre stata l’umanità: una sapienza fatta di ascolto e di mani tese, di guida e mai di oppressione o prevaricazione.
In una delle fasi più delicate per la scuola italiana, in un momento in cui molte certezze stanno venendo meno, valorizzare la figura di una pedagogista che ha dedicato l’intera esistenza agli altri significa rimettere al centro il valore dell’istruzione e il ruolo imprescindibile degli insegnanti. E significa, al tempo stesso, lanciare un monito a quanti pensano di introdurre, in un modo o nell’altro, la barbarie della competizione sfrenata sui banchi di scuola, senza rendersi conto che quest’aberrazione costituirebbe la devastazione definitiva della scuola pubblica e del suo ruolo nella società.
Maria Montessori aveva capito che è nei giorni dell’infanzia che si crea il cittadino di domani e che è in quella fase che bisogna evitare che il bambino si perda, altrimenti il suo futuro rischia di essere segnato.
Sulla sua tomba è scritto: “Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo”.
Era anche, senza remore, un’utopista ma seppe trasformare in realtà le sue profonde convinzioni, come spesso accade a coloro che non si rassegnano al cinismo e sognano per tutta la vita di contribuire a lasciare il mondo migliore di come l’hanno trovato.

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