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Il welfare per gli ultimi di Don Roberto

 

“Se l’è cercata” è il pensiero benpensante che circola sulla morte di don Roberto Malgesini, il prete dei poveri ammazzato da un tunisino con problemi psichici e senza dimora, che voleva aiutare. Dopo la chiusura degli Sprar voluta da Salvini, le strade sono piene di extracomunitari e don Roberto li andava a stanare ogni giorno con una colazione, una coperta, ma soprattutto con la sua attenzione, senza volerli cambiare, senza prediche, senza rimproveri.

Don Roberto aveva messo su un suo sistema di welfare di sopravvivenza per gli ultimi, che gli era costato anche multe dall’amministrazione comunale di  destra, contraria a distribuire cibo ai mendicanti per non incoraggiare il bivacco, come se quei disgraziati potessero scomparire, se ignorati. “Non era un ingenuo – dice chi lo conosceva – ma per lui i poveri erano il centro della sua fede”. Don Roberto è morto lo stesso giorno di don Puglisi, due uomini che sapevano quanto è rischiosa l’umanità, ma non ne hanno avuto paura.

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