Verità e giustizia per Carmine

0 0

Si moltiplicano in Campania e in Italia gli appelli per chiedere verità e giustizia per Carmine Mario Paciolla. Il 33enne di Napoli trovato morto a San Vicente del Caguàn, in Colombia, si sentiva minacciato e aveva acquistato i biglietti aerei per tornare a casa. Il ritrovamento del corpo è avvenuto ieri alle 19.40 ora italiana. Paciolla era in Colombia in qualità di volontario nell’ambito della Missione di verifica delle Nazioni Unite. Il decesso è stato ricostruito come suicidio per impiccagione, ma questa versione non convince amici e conoscenti del 33enne che hanno lanciato una petizione su “change.org” per chiedere indagini su quanto accaduto.

 “Da giorni – si legge nella petizione – Paciolla si sentiva con la famiglia confessando la sua apprensione per strani comportamenti di gente a lui nota che lo facevano sentire minacciato. Era chiuso in casa per le misure del contenimento del contagio Covid, aveva appena comprato il biglietto aereo per tornare in Italia ma i sicari lo hanno raggiunto prima. La scena è stata ricostruita come suicidio per impiccagione, ma più di un elemento smentisce questa ricostruzione”. Con la petizione si chiede di “indagare su questa ennesima morte di un giovane italiano all’estero per mano di criminali. La morte di Mario non resti impunita”. “Ho seguito sin da subito il rincorrersi delle notizie riguardanti la drammatica scomparsa di Carmine Mario Paciolla, giovane napoletano volontario dell’ONU che si trovava in Colombia per una missione umanitaria. Ho preso contatti con la famiglia – attraverso una loro portavoce – per esprimere loro innanzitutto il dolore, lo sgomento della città e la profonda solidarietà non solo alla famiglia Paciolla ma anche ai suoi amici, a quelli che accanto a Mario hanno sempre lottato strenuamente per la difesa dei più deboli e per l’affermazione delle libertà dei popoli”. Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Vigileremo con estrema attenzione su questa vicenda che ha assunto subito contorni inquietanti e sinistri ed affinchè essa non venga archiviata come molte – troppe – altre accadute in modo simile”

La Farnesina ha confermato il decesso del nostro connazionale. L’ambasciata d’Italia a Bogotà, in stretto raccordo con il ministero e con le autorità locali, segue il caso con la massima attenzione ed è in contatto con i familiari del connazionale, oltre che con la missione di verifica dell’Onu in Colombia, con cui il volontario collaborava, per offrire ogni possibile assistenza. Dobbiamo diventare milioni per chiedere la Verità sulla morte di Mario Paciolla

Articolo21 Sezione Campania e Imbavagliati, sono vicino alla famiglia del valoroso volontario e appoggiano l’appello de’“La Rete Accademica Europea per la Pace in Colombia (Europaz)”, che esprime il proprio dolore e sgomento per la morte di Mario Paciolla e si unisce alle richieste di accertamento della verità su quanto accaduto al collaboratore delle Nazioni Unite a San Vicente del Caguán, nel dipartimento colombiano del Caquetá.

La Rete Europaz, nata a sostegno degli Accordi di Pace e del lavoro del Sistema Integral de Verdad Justicia, Reparación y No Repetición, e per promuovere reti di ricerca e di interscambio accademico tra studiose e studiosi di tematiche colombiane, manifesta la propria preoccupazione per il futuro della pace in Colombia.

“I ripetuti episodi di violenza in varie zone del paese – scrivono dal comitato de La Rete Rete Europaz –   le persecuzioni contro attivisti, leader sociali ed ex-guerriglieri, denunciate da organismi nazionali e internazionali; il clima di ostilità e delegittimazione del lavoro della Commissione della Verità rischiano seriamente di compromettere i tanti sforzi sinora compiuti per la costruzione di una pace duratura con verità e giustizia sociale”.

L’impegno e la mobilitazione della comunità internazionale hanno fino a questo momento svolto un ruolo importante in difesa e a sostegno del processo di pace.

Mario Paciolla lavorava in Colombia come osservatore delle Nazioni Unite per il rispetto degli Accordi di Pace, e aveva precedentemente lavorato in altri paesi come la Giordania e l’India. Da Napoli, città natale di Paciolla, è subito partita, appena giunta la notizia della sua morte, una forte mobilitazione per chiedere giustizia.

Europaz si unisce alla richiesta e auspica un intervento deciso da parte delle autorità italiane e colombiane affinché venga fatta chiarezza sull’accaduto, svolgendo le opportune indagini e pronunciandosi in favore dei diritti della persona, della sicurezza di tutte-i coloro che sono impegnate-i a vari livelli nella costruzione della pace.

Anxhe l’Ansa ha dato la amodio spazio alla notizia.

Napoli chiede giustizia per Mario Paciolla, il volontario Onu napoletano morto in Colombia. Sul balcone del Comune di Napoli è stato esposto uno striscione che recita: ‘Giustizia per Mario’ e su cui è stampato il suo volto.
    “Chiediamo giustizia e verità perché il caso è oscuro e da subito non c’è stata chiarezza – dice Simone Campora, amico di Mario – e abbiamo paura che si palesi un Caso Regeni 2, che si disperdano le energie per appurare la verità sulle circostanze più che sospette che hanno portato alla morte di Mario.
    Metteremo in campo piccole azioni che aumentino l’attenzione sul caso che vogliamo portare a livello nazionale e internazionale perché non è possibile morire cosi”.
    Gli amici di Mario intendono supportare “in qualsiasi maniera” la famiglia “portando avanti la stessa battaglia”.
    Amici e famiglia chiedono “attenzione perché un ragazzo come Mario non può morire da solo, non può morire così”. Gli amici descrivono Mario come un ragazzo “come noi, più coraggioso di noi come racconta la sua esperienza e le cose che ha fatto”.
    Un ragazzo – dicono – “che non ha scelto una vita comune, che ha scelto di seguire i propri sogni”. Mario in Colombia lavorava a un progetto per l’emersione di un territorio difficile sotto scacco dei Narcos per provare a dare un’opportunità al territorio e alla popolazione. “Affrontava situazioni difficili – prosegue Simone – che trattava già da molti anni. Era una persona con una certa esperienza, non era uno sprovveduto quindi si è trovato di fronte a qualcosa che lo ha sicuramente spaventato”.

Il Comitato: Maria Rosaria Stabili, Giovanna Martelli,Juan Camilo Zuluaga, Alessandra Ciurlo, Francesca Casafina, Chiara Lorentini, David Dattilo.

 

*Désirée Klain, portavoce Articolo21 Campania