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Fausto Bertinotti, il destino di un combattente

 
Buon compleanno a Fausto Bertinotti! Ottant’anni costituiscono sempre un traguardo di rilievo, specie se vissuti intensamente e costantemente al centro della scena come è accaduto all’ex leader di Rifondazione comunista, già punto di riferimento della CGIL ed esponente di spicco del movimento pacifista internazionale.
Ha commesso alcuni errori a parer mio imperdonabili, come ad esempio tirar giù il governo Prodi su una questione sì essenziale, le trentacinque ore settimanali, su cui, a distanza di vent’anni, molti cominciano ad ammettere che aveva ragione lui, ma sulla quale avrebbe fatto meglio a combattere restando in maggioranza, tanto più che Rifondazione offriva a quel governo un mero appoggio esterno e che dopo non si è certo verificata una svolta a sinistra, anzi.
Dissento, tuttavia, da quanti lo considerano il male assoluto, una sorta di demonio o, peggio ancora, un parolaio senza arte né parte perché non è così e lo ha dimostrato in mille circostanze. Bertinotti è un uomo sanguigno, combattivo al punto giusto, sempre pronto a battersi per i suoi ideali, ad assumersi le sue responsabilità, a credere nel prossimo e a sfidare il senso comune e l’ordine costituito. Lo ha fatto fin da ragazzo, mentre Milano e la Lombardia, oggi sottoposte al martirio cui stiamo assistendo, si distinguevano per una crescita a uno sviluppo economico senza precedenti ma anche per una messe di ingiustizie che in pochi, all’epoca, ebbero la forza e il coraggio di denunciare.
Bertinotti compie ottant’anni mentre l’Italia è stremata, ridotta in ginocchio dalla peggior crisi che si ricordi dal dopoguerra, incredula al cospetto di un nemico che non spara, non bombarda ma che ci ha portato comunque la guerra in casa, con bollettini quotidiani che ricordano il bilancio del secondo conflitto mondiale, in un crescendo di ansia, terrore, disperazione.
È in momenti come questi che una voce pacata, colta e sensibile come la sua è bene che si alzi a difesa della democrazia, delle istituzioni e di una certa idea di mondo, affinché l’emergenza non travolga anche il nostro stare insieme, affinché non si perda di vista il bene comune, affinché il buonsenso prevalga su qualsivoglia forma di tentazione autoritaria.
Ottant’anni nel momento peggiore, per un uomo nato pochi mesi prima che Mussolini ci portasse in guerra e giunto a questo considerevole anniversario nel pieno di un’altra ecatombe. Un destino segnato dal dolore e dalla lotta. Lunga vita, compagno Fausto!

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