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Papa Francesco: “È l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre”

 

Otto luglio 2013: Papa Francesco arrivava a Lampedusa per ripetere da lì le parole che tutti sappiamo che vennero rivolte a Caino: “dov’è tuo fratello”?  Sedici aprile 2016: rivolgendosi agli abitanti di Lesbo impegnati da mesi, accanto all’orrore degli hotspot europei, nell’ospitali di tantissimi profughi, Papa Francesco diceva: Di fronte al male del mondo Gesù si è fatto nostro serve e col suo servizio di amore ha salvato il mondo. Questo è il vero potere che genera la pace. Il servizio fa uscire da sé stessi e si prende cura degli altri, non lascia le che le persone e le cose vadano in rovina, ma sa custodirle superando la spessa coltre dell’indifferenza che annebbia le menti e i cuori. Grazie a voi, perché siete custodi cdi umanità, perché vi prendete teneramente cura della carne di Cristo, che soffre nel più piccolo fratello affamato e forestiero, e che voi avete accolto”.

Fratello, forestiero: sono queste le parole che fondano l’azione di Jorge Mario Bergoglio. Per lui, a differenza di quanto ci ha insegnato la realpolitik, tradire i propri principi non può portare a fare i propri interessi. Tradire i propri principi porta invece a tradire i propri interessi.

Il messaggio è reso ancor più chiaro oggi. Una Croce è stata posta all’ingresso del Palazzo Apostolico per volere di Papa Francesco: è composta dai giubbotti salvagente dei migranti morti nel Mediterraneo. “È l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. È l’ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare”.

In passato quelle Croci erano capolavori artistici, erano fatti con metalli preziosi. Ma i tempi cambiano, ed evidentemente Francesco avverte che il suo stesso popolo rischia di essere contaminato dal pensiero della realpolitik: tradire i propri principi per fare i propri interessi. Ecco perché quella Croce viene a indicare proprio al popolo di Dio la via della propria salvezza nella salvezza dei profughi. Perché se si tradiscono i propri principi si va contro se stessi.

E’ un messaggio che non è stato compreso appieno quello della Croce fatta di giubbotti dei profughi. E’ all’ingresso dei palazzi apostolici per indicare cosa sia “apostolico”. E’ all’ingresso di quei palazzi per indicare dove quei palazzi devono portare, e guardare.

Non c’è un nostro interesse che possa confliggere con i nostri principi. La carne di Cristo è la carne dei profughi, chi chiude la porta davanti a loro lo fa davanti a Cristo. Non servono progetti culturali per capirlo, né partiti cristiani per sostenerlo. Ci si potrebbe in tutto questo se davanti ai palazzi della Conferenza Episcopale Italiana ci sia un’analoga Croce. Ma queste sono polemiche piccole davanti a un gesto immenso e semplice, che ha in sé tutte le forze della chiarezza.

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