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The 100: sopravvivenza e immortalità

 

Uno dei successi del 2019 è stato “The 100”, la serie tv giunta alla quinta stagione, creata da Jason Rothenberg, in onda sul canale The CW. Tratta dall’omonimo romanzo di Kass Morgan, la fiction statunitense è ambientata in un futuro post apocalittico dove la vita sulla Terra non è che un ricordo lontano. Dopo una guerra nucleare che ha distrutto ogni possibilità di vita, il genere umano sopravvive su una stazione spaziale, l’Arca, costruita dai tecnici di dodici nazioni che erano in orbita al momento della catastrofe. Per garantire la sopravvivenza della specie, il consiglio a capo dell’Arca adotta un rigoroso ordine: razionamento del cibo e dei farmaci, limite massimo di un figlio a famiglia e, al fine di preservare tutti gli impianti, ogni persona deve cooperare apprendendo un mestiere; trasgredire alle direttive comporta l’espulsione dalla stazione orbitale, dunque la morte nello spazio.

Dopo 97 anni, i membri dell’Arca avvertono i primi problemi a causa del cattivo funzionamento delle macchine di riciclo dell’acqua e dell’ossigeno e per l’aumento della popolazione. Il Cancelliere prende allora un’importante decisione. Organizza una spedizione sulla Terra per monitorare il livello di radioattività dell’atmosfera inviando cento minorenni selezionati fra i detenuti dell’Arca. Il viaggio è tanto pericoloso quanto decisivo. Così, per la prima volta dopo quattro generazioni, l’uomo rivede il pianeta che gli ha dato la vita. Il gruppo si troverà a dover affrontare una natura divenuta selvaggia e insidiosa, resa ostile dalla stessa mano umana.

Il cuore della serie è nella lotta per la sopravvivenza, è raccontare il dissidio interiore dei protagonisti che, coi loro caratteri, con le loro emozioni, sono posti continuamente di fronte a scelte controverse: sacrificarsi per il bene comune oppure agire senza pensare alle conseguenze. I dissidi portano alla formazione di fazioni in lotta in un conflitto dove la morale è cieca e la sete di potere tanta. L’ultima stagione si chiude in un modo del tutto inaspettato: un’intelligenza artificiale programma un ulteriore attacco nucleare per sterminare il genere umano ritenuto responsabile dei danni alla Terra. Nonostante ciò i sopravvissuti riescono a salvarsi rifugiandosi ancora una volta nello spazio. Ibernati per 125 anni, infine raggiungono una luna, Alpha, lontana dal Sistema Solare, adatta alla vita. Il gruppo capirà presto di non essere solo, infatti Alpha è abitato da esseri che hanno un concetto di sopravvivenza che comporta l’immortalità. Ebbene i “Primi” riescono a preservare la memoria umana all’interno di tecnologie artificiali, creando una sorta di edificio mentale. I chip vengono impiantati quasi in prossimità della ghiandola pineale, proprio dove Cartesio riteneva vi fosse il collegamento tra anima e corpo. Alla morte fisica del corpo il drive viene estratto e posto in un nuovo individuo. Il loro obiettivo è sfruttare i nuovi arrivati e renderli adatti ad “ospitare”.

Entrare nell’interiorità dei personaggi, intrappolati nelle loro stesse menti, è ciò che ha reso la quinta stagione una delle più apprezzate dal pubblico. Se da un lato vi sono i viaggi intergalattici alla ricerca di orizzonti ignoti e le lotte per contendersi il territorio, dall’altro ci viene presentata l’intima coscienza dei protagonisti, ciò che rimpiangono, ciò che li ha resi forti, ma soprattutto ciò che nascondono anche a loro stessi, azioni disonorevoli che preferiscono dimenticare ma che fanno parte della loro più profonda essenza. Sebbene la serie sia ambientata in un futuro distopico, in molti punti converge con la realtà e le prospettive di futuro dell’odierno presente, sia per quanto riguarda il macrocosmo universale che il microcosmo biomolecolare. Lo studio dell’universo è oramai una delle priorità dei ricercatori che non si fermano alla contemplazione del dipinto ma intendono inquadrare l’intera cornice. Il deterioramento delle risorse del nostro pianeta è una delle cause che spinge alla ricerca di nuovi pianeti che consentano la vita. La sopravvivenza del genere umano nello spazio lontano non è tuttavia l’unica prospettiva. La ricerca nel campo delle biotecnologie porta le scienze ad approfondire il funzionamento della macchina-uomo a partire dalle cellule neuronali, un enigma ancora irrisolto. Insomma la clonazione del corpo e soprattutto della mente non sembra essere una meta tanto irraggiungibile soprattutto se si considera quest’ultima come un software dal quale scaricare e caricare file. In definitiva, si può considerare la serie come un’anticipazione del destino del nostro pianeta e del genere umano? Solo il tempo lo dirà, sempre ammesso che esso esista.

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