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Raccolta pubblicitaria, dalla carta al digitale

 

Proseguiamo, a grandi balzi, e relativi resoconti,  nella disamina dei molteplici incontri degli Stati generali dell’editoria, voluti dal Governo giallo-verde e che ad oggi non si sa bene che fine faranno, dopo il cambio di Governo e il relativo cambio di Sottosegretario all’editoria.  La nostra impressione, a poco più di metà del lavoro di analisi è che il lavoro iniziato dentro queste riunioni possa essere utile, ma sia solo una prima, anzi primissima e molto superficiale fase, che se non trovasse una sua continuazione più approfondita e concertata in modo trasparente e condiviso con la politica (intesa come programmazione e gestione amministrativa, non come strumentalizzazione partitica) porterebbe scarsi, se non inesistenti benefici, al dibattito sull’informazione. Che è invece centrale, come ben sappiamo, nell’odierna società della conoscenza, basata sempre più sulla gestione – meglio se corretta e partecipata – dei dati. Oggi ci occupiamo dell’incontro dedicato alla pubblicità e quindi ad una delle principali fonti di sostentamento del settore. L’incontro, come sempre coordinato dall’allora sottosegretario all’editoria Vito Crimi,  (come sapete da qualche giorno il Dipartimento è guidato da Andrea Martella del Pd)  e condotto dal capo dipartimento per l’informazione e l’editoria Ferruccio Sepe, si è svolto l’11 giugno scorso presso la sala monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, posta in Via Santa Maria in Via,  al numero 37.  Ad introdurre i lavori assieme a Crimi e Sepe c’era Pier Luca Santoro, consulente di marketing e comunicazione del Dipartimento e Ceo di DatamediaHub.

 

Introduzione

Vito Crimi: Le vendite e la raccolta pubblicitaria sono i due pilastri su cui si fonda di fatto la capacità economica, la capacità di stare sul mercato, di un editore, di una testata d’informazione sia cartacea, online, televisiva, radio.

C’è sicuramente da affrontare il tema degli Over the top che ho voluto anche qui presenti:  Google, Facebook. E’ un tema non indifferente,  proprio in queste ore alcuni dati che sono usciti da indagini svolte negli Stati Uniti ci fanno capire quale sia il mercato dell’online,  e quanto gli Over the top riescono a drenare di quel settore, in termini economici; un dato che non può essere trascurato. 

C’è il tema dei dati.  Questa è l’età dei dati. Oggi la materia prima sono i dati. Quindi abbiamo  il tema dell’utilizzo, del possesso, delle concessioni dei dati. Per capire come poterli utilizzare al meglio.

C’è anche il tema di come gli intermediari si interfacciano con i soggetti che devono accogliere la raccolta pubblicitaria e mi riferisco al sistema, che è una caratteristica molto italiana, dei diritti di negoziazione. Una necessità di trasparenza anche nei confronti degli investitori stessi che hanno questa esigenza di conoscere come i propri investimenti vengano utilizzati, come vengano investiti, con meccanismi che siano verificabili,  certificati nel percorso,  fino all’arrivo a chi pubblica, agli organi di informazione.  

Abbiamo già fatto alcuni interventi shock sul settore dell’editoria come quello che prevede la  progressiva riduzione del finanziamento pubblico all’editoria. Abbiamo voluto dare un segnale di cambiamento. C’è un terzo pilastro oltre ai  due già citati,  su cui si regge il settore, che è il finanziamento pubblico all’editoria.  Dove per finanziamento pubblico non si intende solo il finanziamento diretto. Il finanziamento pubblico è l’insieme di attività che il Pubblico compie per sostenere il settore dell’informazione e dell’editoria. Parlo dei crediti d’imposta, delle agevolazioni Iva, delle agevolazioni postali. Un altro pilastro che probabilmente  incide fino ad un 20/30%  nei bilanci di molte aziende editoriali.  Quello oggi deve venir meno, sempre di più.

Ferruccio Sepe: Ci sono due aspetti che vorrei segnalare. Il primo deriva un po’ dalla cronaca di questi giorni mi è stato segnalato e quindi lo riporto perché penso che sia utile:  la pubblicità come arma di pressione sull’indipendenza di chi fa informazione. L’offerta di ingenti investimenti pubblicitari in cambio del silenzio informativo. Questo è un tema che spero oggi in qualche modo venga fuori.

L’altro aspetto è se nel passaggio, che tutti ormai ci delineano come scontato, dalla carta stampata ad un altro modello di informazione, peraltro anche più leggero,  cioè quello digitale,  esistono i margini per una dignitosa sopravvivenza dell’informazione nel mercato del web.

Quello che ci interessa capire è se l’informazione come la conosciamo, cioè quella responsabile delle cose che dice, che è in grado di rispondere degli errori che fa.  L’informazione può fare danni molto importanti perché incide sulla reputazione delle persone. sulla loro onorabilità. Quando parliamo di informazione,  ci riferiamo a testate  che abbiano un direttore responsabile, un’iscrizione al registro del tribunale, questo è  il modello… Continua su lsdi 

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