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Premio “Pio La Torre” a Baldessarro, Viviano e Lo Muzio

 

«Dio salvi i giornalisti dalla luce dei riflettori», ha detto Giuseppe ‘Peppe’ Baldessarro ritirando il premio “Pio La Torre”, per sottolineare il profilo basso e assolutamente non auto-celebrativo che dovrebbe contraddistinguere i cronisti. Parole da redattore di giudiziaria d’esperienza; e meridionale. Che ben conosce che peso possono avere le parole scritte su un giornale, soprattutto se sono vergate da chi parla lo stesso dialetto di persone che vivono a pane e ‘ndrangheta.

Ma l’alternativa alla luce dei riflettori è l’essere lasciati soli; a combattere battaglie più grandi delle proprie possibilità. Cosa che fortunatamente non è successa a Valerio Lo Muzio, autore del filmato del figlio di Salvini sulla moto d’acqua della Polizia di Stato; e “invitato” dagli agenti di scorta dell’ex ministro dell’Interno a deporre la telecamera. Valerio è stato inserito nella triade di giornalisti candidati al premio  “Pio La Torre” (il terzo era Francesco Viviano, di Palermo) e ha ricevuto una menzione speciale. All’indomani delle sue riprese, Articolo21 e FNSI hanno indetto una conferenza stampa in cui Beppe Giulietti e Loris Mazzetti hanno voluto essere a fianco del video-maker bolognese, incontrandolo insieme ai vertici di ASER negli uffici del sindacato dei giornalisti dell’Emilia Romagna.

Il premio “Pio La Torre”, organizzato da FNSI, CGIL e Avviso Pubblico, è giunto alla terza edizione e la cerimonia di premiazione 2019 si è svolta nella sala “Giuseppe Di Vittorio”, presso la Camera del Lavoro di Bologna. A coordinare la premiazione, Stefania Pellegrini, referente di Articolo 21 Emilia Raomagna: al suo fianco, Rosy Bindi, già Presidente della Commmissione parlamentare antimafia, Massimo Mezzetti, assessore alla Legalità della Regione Emilia Romagna e vice-presidente di Avviso Pubblico, Michele Albanse, responsabile Legalità della FNSI e Giuseppe Massafra, segretario confederale della CGIL e referente politiche della legalità e della sicurezza. La premiazione è stata onorata della presenza di Franco La Torre, figlio del politico e sindacalista ucciso da Cosa Nostra 37 anni fa, a Palermo. «Una mafia che utilizza i diritti come leva – ha spiegato Franco La Torre – per affermare il proprio potere criminale. E chiede il voto per propri sodali in cambio di diritti che spetterebbero a ogni cittadino. Per questo è importante che oggi il sindacato, la Cgil ospiti e partecipi attivamente a questo riconoscimento».

«Bisogna arrivare a “laicizzare” l’antimafia – ha detto la Presidente Rosy Bindi – perché noi siamo conosciuti come un paese di mafia, ma dobbiamo affermare il ruolo antimafia della nostra società. Quello che non capiscono altri paesi esposti al pericolo delle infiltrazioni mafiose è che l’essere mafiosi è già un reato; e non solo i singoli atti che la criminalità organizzata compie. I mafiosi cercano relazioni, perseguono obbiettivi convincendo le vittime della loro opera di colonizzazione che questi stiano perseguendo obbiettivi comuni. Ma la mafia ha tre elementi distintivi che la rendono unica e inconfondibile: è una società segreta, usa la violenza per dirimere i contrasti, persegue interessi personali sopra al bene comune. Per ciò è necessaria l’opera di denuncia condotta dai cittadini, dai giornalisti; e dobbiamo abituarci a non usare più l’aggettivo nei confronti di chi fa anti-mafia, ma gli aggettivi dobbiamo usarli per definire chi non compie il proprio dovere».

L’Assessore Mezzetti ha esordito citando Brecht: «Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi. È questione di comportamenti, di coscienza. Dobbiamo renderci conto che l’esercizio dell’etica responsabile individuale conduce inesorabilmente a una compiuta etica sociale. Non abbiamo bisogno di eroi, ma di cittadini consapevoli, responsabili».

«Guai a non riconoscere l’impegno di queste persone – ha detto Massafra – ma dobbiamo sottolineare che le persone che oggi ritirano questi riconoscimento sono persone normali, che hanno compiuto la loro opera di normalità».

L’intervento di Michele Albanese ha ribadito l’impegno del giornalismo nei confronti della Verità e della Libertà: «Lo testimonia il numero di giornalisti che vivono sotto protezione, solo per aver svolto il loro dovere, solo per aver fatto il loro lavoro: solo per aver posto delle domande. E sono particolarmente felice che tra i giornalisti segnalati per questo importante riconoscimento ci sia il free-lance Valerio Lo Muzio, a testimoniare l’attenzione del sindacato verso i precari dell’informazione».

Al termine degli interventi dei relatori, si è svolta le cerimonia di premiazione.

Per gli amministratori pubblici, Avviso pubblico ha proposto i nomi di:

Antonella Micele, già vicesindaco di Casalecchio di Reno (Bologna), Fabio Venezia, sindaco di Troina (Enna) e Andrea Bosi, Assessore di Modena. Il premio “Pio La Torre” è andato a Antonella Micele, mentre Venezia e Bosi hanno ricevuto la menzione speciale.

Per il mondo sindacale, la CGIL ha fatto i nomi di:

Franco Zavatti, della CGIL di Modena, Giacinto Berardi, imprenditore calabrese che si batte contro la ‘ndrangheta e il luogotenente della Guardia di Finanza Antonio Condello. Il riconoscimento è stato assegnato a Zavatti, con menzione speciale per Berardi e Condello.

La FNSI ha proposto i tre giornalisti già citati:

Giuseppe Baldessarro, cronista di giudiziaria di Locri trapiantato a Bologna, dove lavora per Repubblica, Valerio Lo Muzio giornalista foggiano collaboratore di Repubblica e Francesco Viviano, inviato di guerra e cronista palermitano di Repubblica e scrittore che si occupa di mafia. Oltre al premio a Baldessarro, Michele Albanese ha consegno le menzioni speciali a Lo Muzio e Viviano.

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