Sei qui:  / Blog / La scomparsa dell’agenda rossa

La scomparsa dell’agenda rossa

 

images

Ci si deve poi soffermare (come preannunciato) sulla vicenda relativa alla misteriosa scomparsa dell’agenda rossa del dottor Paolo Borsellino, dalla quale (come è noto) il Magistrato, nel periodo successivo alla morte di Giovanni Falcone, “non si separava mai”, portandola sempre nella sua borsa di cuoio e nella quale appuntava, in modo “quasi maniacale”42 e con grande ampiezza di dettagli, fatti e notizie riservate, nonché le proprie riflessioni sugli accadimenti che si susseguivano nell’ultimo periodo della sua vita, poiché, nella vana attesa d’essere convocato dal Procuratore Capo di Caltanissetta, per essere sentito sulla strage di Capaci, riteneva che era giunto “il momento di scrivere”.
[Cfr. deposizione di Carmelo Canale, nel verbale d’udienza dibattimentale del 6.5.2013”
TESTE CANALE C. – Sì, ci sono due circostanze, se è per questo: una, la circostanza è… eravamo a Salerno ed eravamo in albergo. (…) Al ritorno dalla… dalla Germania. (…) Una settimana prima di morire. (…) La mattina, mi riferisco alla… alla cosa principale, quello che è successo principalmente la mattina. La mattina lui, come al solito, si svegliava alle sei, cinque e mezzo, perché lui aveva… da buon palermitano sosteneva che si alzava prima per fottere almeno i palermitani di un’ora, questa era… così, proprio la diceva così. Mi venne a svegliare verso le sei – sei e mezzo. (…) non le… non le nascondo la felicità nel sentire bussare alle sei e mezzo, di farmi la sveglia, avevamo fatto tardi la sera prima, quindi… E nella circostanza mi disse di andarci a prendere il caffè, che già lui ne aveva preso uno. Naturalmente io mi alzai, mi feci in fretta e in furia la doccia, non… non lo volevo fare aspettare, e lui era… io credo che… io ho un ricordo, ricordo che era diste… no disteso, seduto sul letto che stava scrivendo proprio, o sul letto o sulla scrivania, ma io ho la certezza è sul letto, ho un ricordo… (…) Stava scrivendo. (…)
E io… mi venne così, ma perché noi eravamo due palermitani, tutti e due nati alla Kalsa, avevamo questo modo di parlare, tutti e due scherzavamo, la prendevamo perché non si poteva essere seri, sennò finiva prima la vita, quindi la prendevamo scherzando, gli dissi: “Procurato’, ma che fa, scrive a quest’ora? Ma che fa, ‘u pentito pure lei?” E lui inizialmente accennò ad un sorriso, ma poi, molto seriamente, disse che era venuto il momento di scrivere e che ce ne sarebbe stato per tutti: “Ivi compreso anche per lei”, naturalmente rideva, ma questa fu una battuta che… chiuse l’agenda, la ripose nella sua valigetta, nella sua borsa, e siamo scesi giù a prenderci il caffè in riva al mare, perché c’era… eravamo sul mare noi, era un albergo sul mare. Ecco, lo vidi però molto… non era al solito suo la mattina. Tra l’altro io mi pigliai il caffè, ma lui si mangiò il gelato, e quindi lo vidi, era un po’… era molto teso. Questo. (…) No, no, no, l’ho visto… io… allora, bisognerebbe conoscere Borsellino. Quando lui era così, c’era qualche cosa che non andava; io cercavo di… così, di rompere questo ghiaccio per farlo stare tranquillo, ma non… non è che stava poi bene bene, era proprio teso, molto teso, nervoso. (…) Andammo giù. Io presi il caffè, ma lui mangiò un gelato, se non ricordo male.(…) E lui in quella circostanza mi disse questa… questa battuta, cioè: “Sarei ipocrita – dice – a dirle che il dolore che lei, in quanto padre, ha provato per la morte di sua figlia, sia la stessa che io provo per Giovanni, per la morte di Giovanni Falcone, ma le assicuro che sono veramente colpito di questo”. Cioè assimilò al dolore che io provavo come padre, che mi era venuta a mancare una bambina, rispetto alla morte di Giovanni Falcone, che aveva lui. (…) E io credo che la connessione potrebbe essere in quello che lui aveva scritto in quel diario. (…) In quell’agenda. (…) Come se lui avesse trasferito qualche pensiero legato a Falcone su quell’agenda, non c’è dubbio.
P.M. Dott. LUCIANI – Ma glielo esplicitò chiaramente o è una sua deduzione?
TESTE CANALE C. – No, no, no, è una mia intuizione, perché non avevamo altri discorsi, ecco. E andare a toccare poi mia figlia, che lui sapeva che… Continua su mafie

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE