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Accusato di essere antisemita dalla “Bestia” di Steve Bannon. Intervista a Gianluca Costantini, graphic journalist

 

Raccontare chi è Gianluca Costantini non è semplice. Potremmo definirlo graphic journalist, illustratore e disegnatore digitale, artista attivista ma nessuna definizione renderebbe appieno giustizia al lavoro che quotidianamente svolge sui media. Collabora attivamente con tantissime organizzazioni (tra queste Amnesty, Arci, ActionAid, Cesvi e Oxfam), con i festival più importanti sui diritti umani (da Ginevra a Milano, passando per il HRW Film Festival di Londra al Festival di Internazionale di Ferrara). Pubblica graphic novel e storie a fumetti su tantissime testate. Racconta nel suo originale modo anche su portali di informazione come la CNN. E proprio riguardo a quest’ultima testata si riferisce un caso che in questi giorni sta rimbalzando in rete: una “censura preventiva” ai suoi danni che ha portato al termine della collaborazione proprio con l’emittente americana, per la quale ha lavorato nel corso di tutto il 2018.

Gianluca ricostruisce tutta la vicenda in un post sul suo blog. Noi lo abbiamo intervistato per Articolo21, per approfondire il tema della libertà di espressione legato al suo lavoro.

Con la CNN hai raccontato in modo originale i grandi eventi sportivi: le Olimpiadi invernali in Korea, i Mondiali di Calcio in Russia, il Roland Garros. Però ad un certo punto la collaborazione finisce in maniera irrevocabile lo scorso 8 ottobre. Cosa è successo?

È iniziato così: un profilo twitter PartisanGirl gestito da Maram Susli ha ritwittato un mio vecchio tweet del 2016 contenente un disegno in cui ritraggo il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con l’hashtag #JSIL. Era un periodo in cui si parlava, non senza fondamento, di finanziamenti del governo israeliano all’ISIS. Era naturalmente un attacco alla politica israeliana e non al popolo israeliano. Questo però era solo il primo passo. Il vero scopo era quello di lanciare con un tweet di Arthur Schwartz un’accusa alla CNN, in cui si diceva che collaborava con un disegnatore antisemita. Schwartz non è una persona comune e nemmeno un semplice “troll” come lui vuol far pensare: è un collaboratore di Steve Bannon e sostenitore di Anthony Scaramussi.

Perché un emittente come la CNN prende sul serio delle accuse di antisemitismo orchestrate ad hoc e dà priorità alla propria immagine social piuttosto che al tuo lavoro come collaboratore?

La CNN, incredibilmente, non è preparata a proteggersi da questo tipo di attacco e soprattutto di attacchi sullo stato di Israele. Basta vedere il caso del giornalista Marc Lamont Hill licenziato da CNN perché ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite in cui chiedeva una Palestina libera. Marc Lamont Hill non era come me un collaboratore esterno ma un giornalista molto importante della testata. Qualsiasi discorso su Israele negli Stati Uniti viene censurato oppure messo a tacere. Non è un caso che i due membri del congresso Rashida Tlaib e Ilhan Omar vengano attaccati così spesso dal presidente Trump, in quanto sostengono apertamente il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele.

Ritornando alla CNN: loro seguono la politica di eliminare qualsiasi problema alla radice, anche se inesistente, perché non sono pronti per replicare a persone come Schwartz che invece è un professionista che può rispondere in maniera forte su tutto, facendo parte di un network simile alla “Bestia” del partito di Matteo Salvini. Che ricordiamo fa parte del The Movement di Steve Bannon.

Eppure è chiaro che tu non sia antisemita. Definisci quella della CNN una “censura preventiva”, ci spieghi meglio?

Certo, ma è un’accusa semplice che per essere smontata ha bisogno di un lungo dialogo tra le parti, è un classico che appena si critichi lo stato di Israele si venga accusati di antisemitismo. Mischiando la religione con la politica. Lo stato di Israele usa questa tecnica di sovrapposizione in maniera perfetta per coprire le nefandezze sul popolo palestinese e non solo. Come dicevo la CNN attua una censura preventiva in quanto non vuole che si apra la discussione su questo fronte perché spinosa e problematica.

Credi che l’illustrazione al centro delle polemiche sia stata strumentalizzata? Quanto è importante il contesto nei tuoi disegni?

I disegni politici fanno sempre parte di un momento storico. Ripubblicati fuori contesto possono avere una diversa lettura. Come ha scritto Danilo de Biasio il direttore del Festival dei diritti umani di Milano “Il contesto è necessario”. I miei disegni seguono un flusso di notizie e nel 2016 il disegno aveva una sua funzione. Era naturalmente un attacco al primo ministro ma certamente non al popolo ebraico.

Anche il vignettista Patrick Chappatte, che ha collaborato con il New York Times, ha denunciato una vicenda analoga alla tua. Credi come lui che “I giornali sono disarmati di fronte alle tempeste sulle reti sociali, bufere che almeno in parte sono organizzate”?

Sono al contempo disarmati e incuranti. Il problema sulla rappresentazione della politica israeliana è sempre esistita. Il New York Times almeno si è esposto e ha detto esattamente come la pensa. Con la sua decisione ha effettuato una “censura preventiva”: non pubblicando più vignette politiche è sicura di non andare incontro a nessuna polemica. Il problema più grosso è che dovrebbero esistere macchine come “la bestia” per fare il contrario ovvero smontare le fake news e dire la verità.

Hai mai avuto dei problemi per altre ragioni in Italia?

No, non sono mai stato censurato in Italia.

Disegnare il reale, creare piani di lettura differenti, fare satira, criticare governi e potere, sono tutte attività sotto scacco nel mondo. Perché secondo te?

Il disegno e l’arte in generale sono sempre stati nemici dei governi. L’arte può essere molto più potente di qualsiasi altro mezzo di comunicazione. I disegnatori di satira e politica da soli con un semplice disegno possono colpire un governo. Io nel 2016 sono stato censurato dal governo turco e accusato di terrorismo con i miei disegni. Sembra incredibile che un governo si adoperi per censurare una persona, di un altro paese, ma in verità sa che un disegno può essere penetrante nelle persone e nei loro elettori. Ora che un disegnatore può avere un profilo twitter e può infilarsi con un disegno nella realtà della notizia è ancora più pericoloso di quando veniva stampato su carta. Anche ciò che è avvenuto con la CNN entra perfettamente in questo gioco.

Ma se uno è un vero “artista” e non semplicemente un esecutore che prende uno stipendio, deve parlare per rivendicare la sua indipendenza e la sua visione. Ad un anno dall’accusa di antisemitismo, con cui ho convissuto e che mi sono portato dentro, rimpiango di non aver denunciato prima questo sopruso. Nella realtà, la verità deve vincere. Altrimenti posso andare a fare i fumetti d’avventura oppure a dipingere paesaggi.

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