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Chi sta bombardando le petroliere nel golfo di Oman? Sale pericolosamente la tensione tra Usa e Iran

 

Di Raffaella Locchi

Due petroliere in fiamme e operazioni di salvataggio per decine di membri dell’equipaggio a bordo, che sono stati evacuati. È questo lo scenario che si è profilato nel Golfo di Oman, dove i due tanker – uno norvegese e l’altro giapponese – sono stati obiettivo di un attacco di origine ancora ignota. La regione, vicino allo strategico Stretto di Hormuz attraverso cui transita un quinto del petrolio mondiale, è già al centro delle tensioni per la crisi fra Stati Uniti e Iran. E Washington, per bocca del segretario di Stato Mike Pompeo, ha attribuito la responsabilità a Teheran. Su richiesta degli Usa è stata organizzata una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza Onu, che si terrà però a porte chiuse.

“Condanno ogni attacco contro navi civili”, ha detto il segretario Onu Antonio Guterres,affermando che il mondo non può permettersi un grande conflitto nel Golfo. L’episodio ha fatto schizzare in alto i prezzi del greggio. E giunge circa un mese dopo i sabotaggi a quattro navi, tre delle quali petroliere, al largo degli Emirati Arabi Uniti, incidente per il quale gli Usa avevano puntato il dito contro Teheran. Le navi coinvolte sono: la norvegese Front Altair di proprietà della società Frontline, battente bandiera delle isole Marshall, che secondo l’agenzia Irna trasportava un carico di etanolo dal Qatar a Taiwan; e la Kokuka Courageous della società giapponese Kokuka Sangyo, battente bandiera di Panama, che trasportava metanolo da Singapore all’Arabia Saudita. Natura e responsabilità dei presunti attacchi non sono note: pare che le esplosioni a bordo, e le fiamme, siano dovute a non meglio precisati attacchi. Un portavoce del raffinatore di petrolio di Stato di Taiwan CPC Corp, Wu I-fang, che aveva noleggiato la Front Altair, ha fatto sapere che “sospetta sia stata colpita da un siluro”, ma questa notizia non risulta confermata. Altre notizie non verificate parlano di un attacco con mine. Non è chiaro neanche chi abbia proceduto ai salvataggi: da una parte gli Usa riferiscono di avere ricevuto delle richieste di soccorso e di avere dispiegato sul posto il cacciatorpediniere USS Bainbridge; dall’altra l’Iran sostiene di avere messo in salvo tutti i membri dell’equipaggio.

La Quinta flotta Usa, basata in Bahrain, ha fatto sapere di avere ricevuto due “richieste di soccorso” giovedì mattina presto dalle petroliere nel Golfo di Oman, che riferivano di essere state obiettivo di un “attacco”. Le chiamate sono giunte a distanza di poco tempo l’una dall’altra: la prima alle 6.12 ora locale e la seconda alle 7. L’Iran, dal canto suo, ha riferito di avere messo in salvo le 23 persone a bordo della prima e le 21 a bordo della seconda. Teheran ha espresso la sua “preoccupazione” per degli incidenti che ha definito “sospetti”. I fatti giungono mentre il premier giapponese Shinzo Abe sta effettuando una visita storica in Iran per provare ad allentare la tensione fra la Repubblica islamica e gli Usa, una tempistica che per il ministro degli Esteri iraniano Javaz Zarif è appunto sospetta: “Gli attacchi di cui è stato riferito a petroliere legate al Giappone sono avvenuti mentre il primo ministro giapponese Shinzo Abe stava incontrando l’ayatollah Khamenei per colloqui estesi e amichevoli. Definirli sospetti non basta a descrivere ciò che probabilmente è successo stamattina. Il dialogo regionale proposto dall’Iran è imperativo”, ha scritto su Twitter. “Un tanker che portava beni legati al Giappone è stato attaccato”, ha sottolineato dal canto suo il ministro dell’Economia del Giappone, Hiroshige Seko. L’Ue chiede di evitare l’escalation nella regione: “il nostro appello continua a essere per la massima moderazione e per evitare qualunque provocazione”, ha riferito la portavoce dell’Alta rappresentante per la politica estera Federica Mogherini.

Gli attacchi giungono sullo sfondo delle tensioni crescenti fra Iran e Usa in relazione al nucleare iraniano. L’anno scorso Washington ha lasciato unilateralmente l’accordo del 2015 sul nucleare raggiunto a Vienna e ha poi ristabilito e rafforzato le tensioni contro la Repubblica islamica. Ricevendo il premier giapponese, l’ayatollah Khamenei ha respinto ogni ipotesi di dialogo con Donald Trump, affermando che “non merita che scambiamo dei messaggi con lui”. Il 12 maggio scorso quattro navi – due saudite, una emiratina e una norvegese – tre delle quali petroliere, erano state danneggiate da atti di sabotaggio per i quali Arabia Saudita e Stati Uniti avevano attribuito la responsabilità all’Iran.

 

Da jobsnews

 

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