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Se il consigliere invita i giornalisti a bere acido muriatico. Succede ad Anzio

 

Il comune di Anzio da alcuni anni è al centro di inchieste giornalistiche e della magistratura nonché della stessa commissione parlamentare antimafia. In numerosi casi i colleghi Andrea Palladino, Valeria Costantini, Federica Angeli e Clemente Pistilli hanno raccontato di inchieste, processi che hanno riguardato alcuni esponenti della “vecchia” e nuova maggioranza di Anzio. La stessa commissione parlamentare antimafia nella sua relazione conclusiva del 2018 scriveva:” In ragione della gravità dei fatti segnalati e alla preoccupazione che possa restarne compromessa l’attività amministrativa dell’ente, la Commissione ha accolto con interesse le comunicazioni rese dal prefetto di Roma in ordine allo svolgimento di un attento monitoraggio sulla situazione del comune di Anzio, all’attenta valutazione della situazione e alla costante e continua collaborazione e allo scambio di informazioni con la procura, con la polizia, i Carabinieri e la DIA. Alla luce del quadro d’insieme dei documenti e degli elementi di informazione acquisiti dalla Commissione nel corso dei lavori, nonché dalle risultanze del processo “Mala Suerte”, e dell’inchiesta “Evergreen”, appare pertanto auspicabile svolgere quanto prima una nuova valutazione, complessiva e approfondita, della situazione della legalità nel comune di Anzio, al fine di verificare compiutamente la sussistenza degli elementi di legge per nominare una commissione d’accesso in seno al comune”.

Salvatore Giuffrida lo scorso 26 aprile ha raccontato sulle pagine di Repubblica Roma le condanne definitive del processo “Mala Suerte”, processo per estorsioni aggravate che hanno messo in luce gravi ombre su alcuni ex amministratori comunali di Anzio. E ha raccontato altresì della lettera dell’associazione coordinamento antimafia Anzio Nettuno al presidente della commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra. Nella missiva l’associazione antimafia, da anni attiva, sul territorio ricordava l’avviso di conclusione per traffico di stupefacenti che aveva portato il presidente del consiglio comunale di Anzio Massimiliano Millaci. Nell’articolo si riportava anche una circostanza che ha fatto infuriare un “autorevole” membro di forza Italia di Anzio, Marco Maranesi: le cambiali del consigliere Maranesi ritrovate durante una perquisizione della guardia di finanza nell’abitazione di Giacomo Madaffari pregiudicato e già sorvegliato speciale di Anzio. Fatto “storicamente” avvenuto e raccontato anche dalla commissione parlamentare antimafia nella sua relazione conclusiva. La sera della pubblicazione del pezzo su Repubblica, una testa locale, l’Eco del Litorale, ha riportato la notizia della querela del Maranesi a carico di Salvatore Giuffrida e di Edoardo Levantini, presidente dell’associazione antimafia di Anzio e Nettuno, per diffamazione e calunnia. Il quotidiano on line, non smentito né rettificato, riporta le parole di Maranesi:”Ai paladini della presunta anti-mafia, che usano questa becera attività diffamatoria per fare politica, poiché sono stati bocciati dal voto popolare e frustrati dalla vita in tutto, rispondo che il sottoscritto ha fatto e farà sempre la propria attività politica con onestà e dedizione per il bene comune e se pensano che usando questi strumenti io faccia un passo indietro si sbagliano di grosso. Io vado avanti e non arretro di un millimetro e quando parlano della mia persona e della mia famiglia si facciano i sciacqui orali con l’acido muriatico vista la loro inutile e insignificante esistenza “.

Ancora una volta di fronte a fatti gravi si risponde con minacce di querele e denunce penali. In questo caso però si va oltre, si “invita” a bere l’acido muriatico. Una frase infelice, basti ricordare che con l’acido muriatico è stata assassinata la testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola. Maria Concetta fu uccisa in un modo orribile, costretta a ingerire acido muriatico. Un eclatante e simbolico omicidio di mafia come scritto nella sentenza della Corte d’Assise di Palmi, condivisa dalla Corte d’Assise d’Appello e confermata dalla Corte di Cassazione.

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