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Quale posto per l’Italia nell’Europa che cambia?

 

L’Italia è un paese eccezionale, lo abbiamo sentito ripetere tante volte, negli ultimi anni, sia da destra che da sinistra. Un paese che merita il rispetto dell’Europa. Un concetto ribadito – con insistenza – anche durante l’ultima campagna elettorale. E gli italiani all’estero – probabilmente molto di più di quelli stabilmente in patria – sanno bene quanto il nostro paese sia conosciuto, ed amato, dagli altri abitanti del vecchio continente. Adesso si tratta di capire però se “l’eccezione” che – senza dubbio – ci caratterizza non rischi di diventare, dopo le europee del 2019, sinonimo di solitudine. O di isolamento politico.

Già nelle prossime ore – infatti – inizieranno i negoziati per scegliere gli uomini – e le donne – che dovranno incarnare la strada per la Ue indicata dagli elettori. I capi di stato e di governo fanno riferimento alle famiglie politiche di appartenenza. La signora Merkel ai popolari, Sanchez ai socialisti. Macron all’alleanza dei liberali. Sono nell’ordine i partiti più votati a livello dei 28 paesi membri della Ue. Poi ci sono i verdi, i conservatori e riformisti ed infine – al sesto posto – troviamo finalmente il gruppo (l’Europa delle Nazioni) al quale appartiene il primo partito italiano (la Lega).  Per trovare il Movimento Cinque Stelle bisogna scendere  ancora più in basso alla classifica.

Non si tratta evidentemente di mettere in discussione la scelta – libera e legittima – degli elettori italiani. Ci mancherebbe altro. Ma solo di sottolineare la novità . L’Italia – dopo quarant’anni – non fa più parte della maggioranza politica che ha governato (e costruito) l’Europa. La quale così com’è – si può osservare – non funziona. E dunque ne deriva la necessità di un cambiamento. Evidente, del resto, anche a chi – dalla Finlandia alla Grecia – ha scelto partiti che, alla “casa comune” continuano a credere. E stanno preparando i progetti per ristrutturarla. Installeranno sul tetto un pannello solare? Allargheranno la cantina per ospitare qualche rifugiato? Oppure metteranno del filo spinato intorno al giardino ?

Staremo a vedere. Ma il rischio è che l’assemblea di condominio decida senza preoccuparsi troppo di noi italiani.  Che quella casa – invece – abbiamo contribuito a costruirla fin dal primo mattone. Lo sappiamo bene noi e lo sanno bene loro. La penisola è un’architrave di tutto l’edificio. Che – fra l’altro – è notoriamente un cantiere sempre aperto (oppure incompiuto, osservano i più pessimisti). Comunque non è affatto un quartiere fermo.. Il gran ballo delle nomine può sembrare – più che un nobile esercizio – l’ennesimo mercanteggiamento politico. Ma tirarsene fuori sarebbe un errore madornale. Certo – come in tutti i negoziati – qualcuno si potrebbe alla fine alzare dal tavolo con un’idea (od un nome) diverso da quello che aveva in testa al momento di sedersi. Ma a Bruxelles il dialogo finisce per pagare sempre di più dei pugni sul tavolo. Certo, le trattative sono rudi. E gli interessi forti. Nessuno se lo nasconde.

Attualmente sono italiani il presidente della Bce (Mario Draghi), del parlamento europeo (Antonio Tajani) e l’alto rappresentante per la politica estera (Federica Mogherini). Gli ultimi due esponenti appunto delle famiglie politiche più grosse (Ppe e Pse). Cinque anni fa all’ungheria, il paese più lontano dal comune sentire dei 28, fu affidato il commissario alla cultura. Per trovare, nella nuova squadra di governo dell’Europa, un ruolo adeguato l’Italia dovrà muoversi in fretta. Perché anche con un talento eccezionale come il nostro, Se giochi da solo, puoi finire in panchina.

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