Includere per andare avanti insieme o escludere e chiudersi nel fortino destinato a crollare: su questo andiamo a votare

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Secondo un piccolo ma fondamentale saggio di Nando Pagnoncelli uscito la scorsa settimana (La penisola che non c’è), gli italiani sono all’ultimo posto in Europa per divario fra dati reali della situazione sociale ed economica e dati percepiti. Siamo, insomma, il paese dove l’opinione pubblica è più suggestionata e deviata dai messaggi propagandistici della politica che passano attraverso tutti i media. Siamo un paese in balia delle fake news. Dal numero degli immigrati a quello dei giovani adulti che ancora vivono con i genitori. Dall’occupazione all’obesità. Dalla presenza delle donne in politica agli accessi a internet. Dalla ricchezza all’andamento demografico. Dal sentimento religioso alla vita in campagna. Sulla valutazione di questi fenomeni la discussione pubblica italiana rischia di partire da una somma di percezioni clamorosamente sbagliate. Una tale distanza, rispetto alla realtà, può fare comodo alla politica per cavalcare gli allarmi sociali ai fini del consenso. E ai media per aumentare l’audience. Un’indagine condotta in 33 Paesi su un campione di oltre 25 mila individui consente di misurare le percezioni dei cittadini su aspetti sociali, demografici ed economici. Le discrepanze tra percezione e realtà consentono di creare un «indice di ignoranza» che classifica i Paesi in relazione allo scollamento tra percezione e realtà. E l’Italia questa volta vince, è il primo paese del mondo, il più credulone di tutti prima degli Stati Uniti, per credenza nelle cose sbagliate.

Se, insomma, gli italiani credono che il 49 % della popolazione sia disoccupata (ripeto, il 49&), mentre in realtà sono poco oltre il 10%, o pensa che gli immigrati siano il 30% degli abitanti nel nostro paese mentre il dato vero è il 10, se ritengono che il 20% pratichi religione musulmana mentre sono il 3,7%, ecco se si pensa a questo paese irreale che si accinge a votare si potrebbe anche sperare nel massimo di assenteismo.

E invece no. Il primo valore della democrazia è sempre il voto, generazioni di nostri predecessori hanno sacrificato la vita per questo. Noi donne votiamo solo da 70 anni. Sono già motivi sufficienti per andare a votare. Ma gli altri sono forse perfino più importanti.

Mai dal 1979 le elezioni europee hanno avuto il valore politico, planetario, che hanno queste elezioni del 2019. Questa volta si tratta di decidere se buttare a mare (l’espressione non è casuale) tutto il bagaglio di coesione, di facilitazioni, di tenuta complessiva della pace, di integrazione di conoscenze e di saperi, che hanno consentito ad un continente per sua natura unico ma anche fragile di andare avanti, di crescere, di rinunciare alla guerra, di non reclamare continuamente dei confini “oltre”, di rispettare i diritti umani. Con molte lacune, lo sappiamo, con eccessi di politiche economiche troppo studiate solo a tavolino e non in mezzo alla vita delle persone, con rigurgiti di totalitarismi ancora troppo rimpianti, ma tuttavia andando sempre avanti, non tornando indietro.

Questa volta il vero referendum è su questo: vogliamo un’Europa che vada AVANTI e MEGLIO o un ritorno al proprio angusto confine di stato che non potrà che portare INDIETRO e PEGGIO? Dovrebbe essere sufficiente a tutti valutare la tragedia che si sta consumando nel Regno Unito sula Brexit per capire i rischi che si possono correre. E basta analizzare dove portano le politiche di rifiuto della solidarietà verso gli immigrati, una solidarietà da ampliare a tutti gli stati europei e da gestire con umanità e intelligenza politica, certamente. Basta vedere l’isolamento italiano – ultimo esempio il mancato invito alla conferenza sui Balcani – che, incredibilmente, viene esercitato sia da molti dei paesi fondatori, che non si fidano di questo governo, e da tutti i paesi che appaiono sui palchi insieme alla Lega e poi una volta in patria negano qualsiasi supporto all’Italia per gli immigrati e per lo sforamento dei tetti economici posti dall’Unione. Un gioco al massacro che ha oggettivamente messo l’Italia all’ultimo posto da ogni punto di vista.

E’ su questi temi che dovremmo andare a votare. Che poi confluiscono più in generale nel tema più grande che divide davvero i popoli: includere gli altri per andare avanti insieme e conquistare nuovi traguardi o rinchiudersi nel proprio fortino pensando che così ci si difende meglio dai nemici veri e soprattutto da quelli immaginari che dominano nella mente degli italiani.


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