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M5S, la farsa è servita

 

Nel referendum sulla piattaforma Rousseau, Di Maio cercava l’80% e quel voto ha ottenuto. Le condizioni di Salvini al partner

di Pino Salerno

 

Luigi Di Maio resta capo politico del Movimento 5 Stelle. Punto e a capo. Lo hanno deciso gli iscritti, per la precisione 56.127 militanti, di cui l’80% (44.849 sì contro 11.278 no) ha scelto che a governare la crisi post elettorale, la più dura della breve storia pentastellata, dovrà essere l’attuale vicepremier. Che alza i pugni al cielo dopo giorni difficilissimi: “È il record mondiale per una votazione online in un singolo giorno per una forza politica”. Sa di avere avuto un mandato forte contro chi voleva invece il suo passo indietro o almeno un suo forte ridimensionamento. A partire dalle ‘dissidenti storiche’, Paola Nugnes e Elena Fattori, a cui si era unito a sorpresa anche Gianluigi Paragone (sebbene su piani nettamente differenti), offrendo simbolicamente le sue dimissioni da senatore in cambio della rinuncia a una parte dei suoi tanti incarichi. Nella confusione che è scattata dopo il tonfo al 17% delle elezioni europee, erano tornati anche i malumori delle varie anime cinquestelle, anche se – a detta dello stesso Di Maio – i loro rappresentanti (Davide Casaleggio, Beppe Grillo, Alessandro Di Battista e Roberto Fico) non gli avevano chiesto di togliere le tende.

Il risultato delle votazioni online non stupisce, invece, quella parte di truppa che alla congiunta di mercoledì scorso aveva preannunciato di non voler prendere parte alla consultazione. In molti, infatti, avevano profetizzato il plebiscito per il ministro dello Sviluppo economico. Che ora punta dritto al riscatto: “La riconferma del mio ruolo è solo il primo passo per avviare una profonda organizzazione del Movimento”, annuncia su Facebook. Spiegando che nelle sue intenzioni c’è anche la volontà di “rimarcare la nostra identità e per permettere a questo governo di realizzare quella idea di Paese che abbiamo costruito negli ultimi 10 anni con esperti, portavoce ed attivisti”. Nonostante la conferma con percentuali bulgare, Di Maio non sarà solo nella condivisione delle responsabilità, proprio una delle lamentele che aveva portato a senatori e deputati: “Tra qualche settimana conoscerete la nuova struttura organizzativa che per me deve prevedere compiti ben precisi in capo a persone individuate dal Movimento” su argomenti come “l’economia, i territori, le liste civiche, le imprese, il lavoro, l’ambiente, la sanità, la tanto discussa comunicazione, tutte questioni che sono sempre state in capo a me, vista l’assenza di una struttura interna”. Il capo politico spiega: “Non perderò tempo”, così già venerdì 31 maggio “avrete novità sul rinnovo di alcuni ruoli e procedure interne”. Nella nuova squadra dovrebbero trovare posto ‘big’ come Alessandro Di Battista, Paola Taverna e Stefano Buffagni. Mentre è in bilico posizione di Paragone. Ma non è escluso che alla fine ci sia qualche sorpresa. Infine, il vicepremier annuncia che tornerà sui territori e la prossima settimana pubblicherà le date delle assemblee regionali a cui prenderà parte: “Sarà un confronto franco e produttivo con i nostri attivisti”. Almeno nel M5S, il ‘Di Maio bis’ è già cominciato.

“Va bene così almeno c’è qualcuno che comanda” ha affermato Matteo Salvini, ospite di ‘Dritto e rovescio’ su Retequattro, commentando la conferma di Luigi Di Maio alla guida del Movimento Cinquestelle.  “In questi nove mesi ci ho lavorato bene – ha aggiunto Salvini – è persona seria, leale, onesta, non è un signor no di professione. Mi auguro che abbia il controllo della situazione della maggioranza alla Camera e al Senato e che si riescano a proporre e ad approvare leggi”. Ed ecco le condizioni dettate da Salvini al “nuovo” M5S: “Mi aspetto da M5s una posizione costruttiva e ragionevole come nei primi 9 mesi di governo. Se si lavora bene vado avanti 4 anni. Se da qui a due mesi i no vanno avanti… Con i no non si va da nessuna parte”. E se non fosse chiaro, Salvini aggiunge l’aut aut: “Se il clima torna normale lo vediamo subito. Se invece si torna con i battibecchi, allora non vale la la pena far perdere tempo agli italiani..”. Un vero e proprio avviso di sfratto al governo. La crisi eventuale in piena estate porterebbe gli italiani a votare il 29 settembre, in modo che il nuovo Parlamento possa varare una complicatissima legge di bilancio.

Da jobsnews

 

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