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DECRETO SICUREZZA/BOLOGNA, RIFUGIATA ARMENA SI RIVOLGE A ‘AVVOCATO DI STRADA’ E OTTIENE RESIDENZA

 

Il provvedimento reso dal Tribunale di Bologna in data 2 maggio 2019 ha “sconfessato” una parte importante del Decreto Sicurezza, voluto dal ministro Salvini. Il caso è sorto a seguito della domanda presentata all’Ufficio Anagrafe del Comune di Bologna da una donna armena, richiedente protezione internazionale.

La domanda e’ stata dichiarata irricevibile stante le disposizioni contenute nel dl 113/18 e nella circolare interna inviata dal ministro Salvini a tutti i sindaci, nella quale si dava indicazione di non iscrivere all’anagrafe le persone richiedenti asilo. A quel punto la rifugiata si è rivolta alla associazione Avvocato di strada onlus che, esaminato il caso, ha deciso di impugnare il provvedimento negativo del Comune.

Il ricorso ex art. 700 è stato presentato dagli avvocati Antonio Mumolo e Paola Pizzi, volontari della Associazione,  i quali hanno evidenziato come l’interpretazione fornita dall’Ufficio Anagrafe del Comune di Bologna alla normativa introdotta con il Decreto Sicurezza, fosse erronea e in contrasto con i principi generali del nostro ordinamento.

La giudice, dottoressa Matilde Betti, ha riconosciuto la fondatezza della domanda presentata in via cautelare dalla ricorrente e ha ordinato al Sindaco di Bologna, nella sua qualità di Ufficiale di Governo, responsabile della tenuta dei registri anagrafici, di procedere alla immediata iscrizione della ricorrente nel registro anagrafico della popolazione residente nel Comune di Bologna, con le modalità previste per le persone senza fissa dimora.

In forza di questo provvedimento, dunque, la ricorrente ha potuto ottenere la residenza a cui è strettamente collegato l’esercizio dei diritti fondamentali previsti dalla Costituzione: il lavoro, la salute, il welfare, il voto, l’istruzione, la casa, la libertà di movimento.

Non nascondiamo la nostra grande soddisfazione per questo risultato, che speriamo possa aiutare tutti i richiedenti asilo a ottenere l’iscrizione anagrafica. Del resto, la causa per il riconoscimento della residenza è una battaglia storica di Avvocato di Strada onlus, che difende gratuitamente le persone che vivono in strada o nei dormitori.

Attualmente l’Associazione è presente in 54 città italiane e, qualche anno fa, proprio in ragione dell’impegno profuso nella difesa delle persone più deboli, ha vinto il Premio Cittadino Europeo per il 2013.

L’aver affermato il diritto alla residenza anche per i richiedenti asilo, è in totale conformità a quanto è scritto nella Costituzione italiana e nei principi sanciti dalla Carta Europea dei Diritti dell’Uomo.

I codici sono armi non violente, ma non per questo meno efficaci: il nostro compito -e in particolare il compito dei volontari di Avvocato di Strada- è di usarli per la tutela dei più deboli ed emarginati, perché l’esercizio del diritto di difesa, costituzionalmente previsto, sia effettivamente garantito a tutti

La civiltà di un Paese si misura anche dal grado di protezione fornita ai più deboli, agli emarginati ed alle persone prive di mezzi.

(*) L’autrice dell’articolo, socia del Circolo Leg di Bologna, è la volontaria che ha seguito il caso per conto di ‘Avvocato di strada’ onlus.

Da libertaegiustizia

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