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Cannes 2019. “A hidden life”, per Malick riconoscere i regimi autoritari e dire “no”  è alla base dei diritti umani

 

CANNES – Franz Jagerstatter è un personaggio realmente esistito:  contadino austriaco, obiettore di coscienza, per aver rifiutato di giurare fedeltà a Hitler fu ghigliottinato. Terrence Malick, nel suo film in concorso a Cannes “A hidden life” ovvero Una vita nascosta, ricostruisce la storia vera e poco conosciuta di Franz Jagerstatter, contadino austriaco, marito e padre di tre figli che fu ghigliottinato per aver rifiutato di giurare fedeltà a Hitler.  Il regista apre con filmati d’epoca che riprendono folle sterminate inneggianti al Führer, inoltre suonano sinistramente attuali le parole del sindaco del villaggio che tuona contro gli stranieri immigrati e invasori. Ai nostri giorni ciò sembra un richiamo alla responsabilità e  alla necessità di schierarsi dalla parte dei diritti umani senza se e senza ma. Franz Jagerstatter malgrado l’isolamento dei compaesani, le minacce delle autorità, le preghiere della madre, tenne fede al suo credo morale fino alla fine.

Opera di indubbio contenuto morale e politico, con bravi attori, fotografia lirica e regia elegante, come altre di Terrence Malick,  “A hidden life” ha il limite della prolissità. Malgrado i fondamentali interrogativi e  i dubbi filosofici nei quali scava la sceneggiatura, l’inflazione del tempo – 2 ore e 53 minuti – non giova al messaggio che sarebbe invece utile arrivasse: perché Malick  mette in guardia dall’acquiescenza ai regimi autoritari, dalla sottovalutazione dello sdoganamento dell’odio, sottolinea l’importanza di tenere fede a principi  che preservano la libertà e i diritti umani. Non si può infatti non condividere la citazione di George Eliot, che il regista pone in calce al suo lavoro, che ricorda il nostro debito verso quegli autentici eroi che portarono l’umanità al progresso con  una vita nascosta. E ora riposano in tombe che nessuno omaggia.

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