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Sergey Krylov e Itamar Golan: uno straordinario duo di pianoforte e violino

 

Virtuosismi e musicalità, è ciò che Sergej Krylov, al violino, e Itamar Golan, al pianoforte, hanno mostrato giovedì scorso ad un pubblico entusiasta in occasione di uno degli ultimi appuntamenti della stagione con la musica classica organizzati dall’Accademia Filarmonica Romana al Teatro Argentina di Roma. I prossimi appuntamenti saranno il 4 aprile con “Enrico Dindo – Simone Rubino”, rispettivamente violoncello e percussioni, il 6 aprile con “Giovani Talenti in Concerto” sulle note di Chopin, in Sala Casella e l’11 aprile con l’ultimo concerto presso il Teatro Argentina con Mario Brunello e il Coro del Friuli Venezia Giulia. La stagione della Filarmonica Romana proseguirà comunque per aprile e maggio con una serie di appuntamenti presso la Sala Casella.

Il concerto di Sergej Krylov, talentuosissimo russo originario di Mosca cresciuto in una famiglia di musicisti che annovera, tra i nomi che hanno maggiormente influenzato la sua formazione Rostropovic, e di Itamar Golan, uno dei pianisti più ricercati della sua generazione, nato a Vilnius ma cresciuto in Israele, è stata la prova tangibile della potenza della musica, forse l’unico linguaggio davvero universale.

I brani scelti per la serata sono stati: la “Sonata in si bemolle maggiore K.378/317d” di Wolfgang Amadeus Mozart, la “Fantasia in do maggiore op. 159, D.934” di Franz Schubert e la “Sonata in la maggiore op.47 – A Kreutzer” di Ludwig van Beethoven.

Sebbene molto diverse tra loro, queste opere rappresentano degli autentici capolavori della musica cameristica per violino e pianoforte.

Il brano Mozartiano di apertura è un’opera di grande impegno espressivo e formale, con una struttura complessa fondata su più temi, ben distinti tra loro, in cui il violino ed il pianoforte vengono presentati su di un piano di assoluta parità.

La serata è poi proseguita con la “Fantasia di Schubert”, considerata come una delle massime espressioni compositive per violino e pianoforte. Un’opera nella quale Schubert ha abbandonato la forma-sonata per adottare forme espressive più libere, marcando una pagina definita dai contemporanei “leggera”, dove prevale la componente virtuosistica dello strumento solista, senza però tralasciare l’espressività e quella cantabilità tipica della scrittura schubertiana.

Il programma si è quindi concluso con la Sonata “a Kreutzer”, del compositore tedesco, in cui lo stile concertante rappresenta l’elemento prioritario. In questa il violino e il pianoforte si presentano a tratti in maniera quasi contrapposta, dalla pronunciata individualità.

Una serata in cui il pubblico, preso quasi ‘per mano’, è stato accompagnato in un percorso in cui due virtuosi hanno fatto comprendere il fil rouge che lega la musica del periodo classico a quella del periodo romantico.

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