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Quando il giornalista minacciato viene lasciato solo non è soltanto lui che perde ma perdono tutti

 

Il 9 aprile scorso il Gup di Catanzaro ha deciso il rinvio a giudizio che porterà alla sbarra due persone con l’accusa di minacce e l’aggravante del metodo mafioso nei confronti di una troupe della tv pubblica. Un caso che segna un precedente non di poco conto se si considera – tra l’altro –  che per la prima volta l’Usigrai, la Federazione della Stampa e l’azienda Rai affiancheranno il giornalista in qualità di parti civili.

Si tratta di un inseguimento modello Far West, a Isola Capo Rizzuto in quella provincia di Crotone dove il tessuto mafioso è ad altissima densità. La troupe composta dalla sottoscritta e due operatori di un service locale in servizio per documentare l’ inchiesta Jonny sulla truffa ai danni dello Stato operata dagli accoliti della cosca Arena che aveva messo le mani su alcuni servizi e forniture al Centro per Richiedenti Asilo Sant’Anna. Evasi oltre 33 milioni di euro. Tre di questi finiti in un conto svizzero a nome del parroco di Isola Capo Rizzuto Don Scordio, tuttora agli arresti.
È bastato suonare alla sua canonica per avere addosso due energumeni che hanno prima minacciato la troupe, poi inseguita per tutto il paese, in un sorta di pericolosissima gimcana che avrebbe potuto risolversi in un brutto incidente stradale. Con il solo scopo di mandarci via e di non consentirne ulteriori documentazioni della vicenda.
Anche un’altra troupe de La7 in quel contesto, ha rischiato di essere investita dai due a bordo di un Doblò bianco fatto schizzare come un proiettile attraverso i vicoli di Isola Capo Rizzuto a caccia di giornalisti. I colleghi non hanno ritenuto opportuno denunciare. Cosa che io ho dovuto fare perché – preso un vicolo cieco  –  siamo stati costretti a chiedere l’aiuto dei carabinieri.
La vicenda si è conclusa per fortuna senza nessun ferito ma con l’inevitabile interruzione  delle riprese. Esattamente quello che volevano i due scagnozzi che – in un territorio dove appare assente lo Stato – non contemplano l’esistenza di cronisti che documentano casi di cronaca legati alle cosche locali.
Ho pensato a lungo se proseguire con questo procedimento o tirarmi indietro ma alla fine ho deciso di andare avanti: perché in un paese democratico è inconcepibile che venga impedito di fare il proprio mestiere anche in aree gestite dalle organizzazioni criminali.
La decisione ultima è comunque stata presa quando ho avuto l’appoggio della FNSI, dell’Usigrai e della stessa azienda RAI alla quale è stato provocato un danno nel momento in cui si è impedito di proseguire l’inchiesta.
Preziosissimo anche il contributo dell’avvocato Giulio Vasaturo la cui preparazione nei settori della legalità è stata fondamentale per andare avanti. A tutti dico grazie per non avermi lasciata sola. Il mio non è un caso eclatante ma è “un caso” . Quando il giornalista minacciato viene lasciato solo non è soltanto lui che perde ma perdono tutti: chi ha il diritto e il dovere di informare e chi ha il diritto di essere informato.
Il processo comincerà il prossimo giugno a Catanzaro.

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