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Piattaforma Rousseau bocciata dal garante della privacy

 

Dopo due anni di istruttoria, il Garante della privacy ha bocciato – irrogando una sanzione di € 50.000,00 – la “piattaforma Rousseau”, cioè, quel sistema operativo che fa capo all’associazione gestita da Davide Casaleggio, accertando che tale sistema non solo è obsoleto ma è del tutto inadeguato a garantire la segretezza e la sicurezza – con grave pericolo di manipolazione – delle votazioni promosse dal “Movimento 5 Stelle” per realizzare in Italia la democrazia diretta. Come è noto, tale movimento profila l’idea di “rifondare” il sistema costituzionale attraverso il ricorso alla democrazia digitale che, per mezzo della rete, consentirebbe di spostare molteplici decisioni direttamente in capo ai cittadini. In tal modo, il WEB riuscirà a scalzare l’intermediazione partitica instaurando un rapporto diretto e costante tra cittadini e rappresentanti in Parlamento i quali sarebbero dei semplici portavoce dei cittadini partecipi in prima persona, mediante la rete, delle decisioni politiche.

Orbene, pensare al superamento della democrazia rappresentativa attraverso il ricorso continuo alla piazza telematica porterebbe al superamento della democrazia “tout court” e aprirebbe la strada a sistemi di tipo totalitario.

Invero, come già sostenuto fin dal 1984 da Norberto Bobbio (“Il futuro della democrazia”) l’idea che la piazza dell’antichità  possa essere oggi sostituita dall’agorà telematica dove tutti, davanti a uno schermo, possano decidere del governo della Nazione, è “insostenibile”, la comunicazione attraverso il web, ridotta al meccanismo dei « pro » e « contro », dei “sì” e dei “no”, contraddice, invero, l’essenza stessa della partecipazione democratica, fondata invece sulla discussione, la negoziazione, il riconoscimento delle complessità e la necessità di armonizzare interessi diversi. Questo consente di affermare che una decisione politica non può riflettere soltanto la volontà contingente di una maggioranza registrata secondo modalità stabilite da pochi guru della comunicazione, ma piuttosto deve rappresentare il risultato di un confronto dialettico che tenga conto delle conseguenze presenti e future che quella decisione comporta.

La rete internet controllata da pochi e forti soggetti privati

Oltre a ciò, bisogna considerare che la rete internet, come oggi è strutturata, è controllata da pochi e forti soggetti privati che avrebbero modo di condizionare pesantemente la vita politica. In proposito, Giovanni Sartori, già nel 2011 (“La democrazia che cosa è”), sottolineava come la diffusione della rete rischia di alimentare l’equivoco sulle possibilità di attuazione della democrazia diretta aumentando rischi di manipolazione.

Ed è proprio quello che ha paventato il Garante che, a seguito di approfonditi accertamenti, ha acclarato che “non è stata garantita l’integrità, l’autenticità e la segretezza delle espressioni di voto, caratteristiche fondamentali di una piattaforma di <<e-voting>>”. È stato, in sostanza, accertato che da quando si chiudono le votazioni on-line fino alla certificazione dei risultati effettuata dal notaio c’è “un’ampia finestra temporale in cui possono avvenire elaborazioni di vario tipo che vanno dalla mera consultazione a possibili alterazioni e soppressioni”.

Il guru Davide Casaleggio – il quale sabato scorso ha accolto al Convegno di Ivrea, (III edizione di “Sum”, dedicata al padre Gianroberto), con “la previsione su quel che accadrà nel 2054 … si lavorerà sempre di meno e si andrà a scuola a vita …. Perché l’uomo sarà uscito dall’era del lavoro per entrare in quella dell’immaginazione” – anziché replicare alle censure del garante con dati tecnici, ha preferito parlare di “attacco politico” ed ha ricordato che la certificazione dei voti è fatta da un notaio, dimenticandosi, però, di aggiungere che il problema rilevato dal Garante non riguardava la certificazione (che avviene in un momento successivo) bensì la possibilità di manipolare il voto (operazione antecedente alla certificazione).

È stata, così, sostanzialmente distrutta la credibilità di un sistema informatico che, secondo il gurù Casaleggio, “ci invidiano in tutto ilmondo”

Antonio Esposito. Già presidente Sezione Cassazione

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