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Migranti. La nave Alan Kurdi con 64 naufraghi a bordo attende un porto sicuro a 30 miglia da Malta, mentre peggiorano le condizioni del mare

 

Di Beppe Pisa

La motonave tedesca ‘Alan Kurdi’ della Ong Sea Eye, con a bordo 64 migranti salvati più di una settimana fa, da 24 ore incrocia lentamente a circa 30 miglia a sud di Malta, al largo delle acque territoriali dell’isola. Da quando l’ex cargo (appena 38 metri di lunghezza) ha cominciato ad allontanarsi da Lampedusa – attorno alle 7 di venerdì scorso – il governo della Valletta non ha ancora ufficialmente preso una decisione se permettere o meno l’attracco ed il comandante si mantiene a distanza, navigando a non più di 5 nodi. La ong ha fatto un appello al premier Josep Muscat che come ogni domenica partecipa ad un evento pubblico locale. L’appello della ong tedesca Sea Eye al governo maltese via twitter: “Il tempo sta peggiorando, preghiamo mr Joseph Muscat di aiutare l’Alan Kurdi. Quinto giorno sulla Alan Kurdi – un passaggio del diario di bordo su Twitter -. Speriamo che le menti politiche si rasserenino rapidamente per fare ciò che è umano: proteggere la vita umana”.

Il racconto di Carlotta Weibl, portavoce di Sea Eye

“Attualmente siamo in acque internazionali al largo di Malta e siamo in attesa di ulteriori istruzioni. La decisione del capitano di dirigere verso Malta è stata il risultato di consultazioni con le autorità tedesche dalle quali non ci sembrava emergere la possibilità di fare sbarcare in Italia le persone salvate. Le scorte di cibo e di acqua si esauriranno a breve e la situazione medica potrebbe deteriorarsi rapidamente una volta che la tempesta prevista arriverà” afferma Carlotta Weibl, portavoce di Sea-Eye, all’Assemblea nazionale di Mediterranea. “Esortiamo pertanto gli stati europei ad agire in nome dell’umanità e nel rispetto dei diritti umani” aggiunge. “Torture, schiavitù e violenze sessuali: i migranti in Libia sono esposti a danni irreparabili. Il Paese non può essere considerato un posto sicuro in nessun caso, in particolare alla luce dei recenti sviluppi politici che fanno propendere a una situazione di guerra civile. E’ chiaro che un porto sicuro sulla costa nord della Libia non può che essere una menzogna”. E’ quanto ha detto Carlotta Weibl, portavoce internazionale di Sea Eye, ospite di un evento organizzato da Mediterranea Saving Humans a Roma, riferendo della dinamica dei fatti quando il 3 aprile scorso 64 persone sono state salvate a largo della Libia. “Sappiamo bene – ha spiegato Weibl – che in Libia migranti e rifugiati non hanno accesso a procedure di asilo e non hanno nessun tipo di protezione dei loro diritti umani”. Per questo motivo l’Organizzazione ha puntato verso Lampedusa. Ma le procedure sono state rispettate: la guardia costiera libica “sembrava essere fuori servizio” e il Centro di coordinamento di Tripoli “non rispondeva”, così “è stato chiesto un porto sicuro ai centri di coordinamento per i soccorsi di Roma e La Valletta”. A bordo la situazione diventa sempre più insostenibile: “Parte dei naufraghi devono dormire fuori, sul ponte, esposti a vento, onde e freddo. Molti sono in condizioni fisiche precarie dopo aver vissuto in condizioni estreme nei campi di detenzione libici”, ha sottolineato la portavoce.

Fratoianni: “la Libia si è dissolta, e non è un porto sicuro”

“Con l’esplosione del conflitto civile la Libia si è dissolta di fatto. E’ una vergogna ed un’indecenza che il nostro governo sia l’unico a non rendersene conto”. afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni parlando con i cronisti al Macro Asilo di Roma, dove si tiene l’assemblea plenaria di Mediterranea Saving Humans. “Si straccino gli accordi con la Libia – prosegue il leader di SI – si fermi l’invio delle motovedette e delle altre dotazioni belliche per le milizie”. “La si finisca di considerare la Libia un porto sicuro – conclude Fratoianni – Chi insiste a farlo si comporta in modo indegno, e venga in Parlamento a spiegarlo”.

Il sindaco di Palermo Orlando invita la nave Alan Kurdi a entrare nelle acque italiane

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha avuto oggi un colloquio telefonico con il rappresentante della organizzazione umanitaria ‘Sea Eye’ in Italia, “al quale ha rivolto un invito – si legge in una nota del Comune – ad entrare nelle acque italiane verso uno dei tanti porti sicuri della Sicilia”. “Avete salvato vite – ha detto Orlando – e state onorando il comandamento morale di restare umani di fronte all’indifferenza e alla cultura egoista di tanti governi”. Orlando ha invitato i rappresentanti della ong ad “aver fiducia nella Costituzione italiana e nella giustizia italiana a garanzia dei diritti umani e di chi salva vite umane. Non attendete i tempi di una diplomazia mossa da interessi elettorali di ‘bassa Lega’ – ha concluso Orlando – perché la vita umana non può essere soggetta né seconda ad interessi di nessuna parte”.

Da jobsnews

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