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25 aprile. Per i luterani in Italia la sconfitta del nazi-fascismo è motivo di festa

 

«La bottiglia per l’acqua fatta di alluminio riciclato che oggi vi consegniamo – per non utilizzare la plastica – è il nostro piccolo contributo per difendere l’ambiente», così ha esordito Georg Schedereit, il presidente del sinodo della Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi) aprendo l’assise protestante a Roma, presso l’Hotel Villa Aurelia.

Dopo il culto presieduto da Urs Michalke e Franziska Muller, dalle 16 di oggi il sinodo luterano ha messo in votazione il verbale, l’ordine del giorno e le delibere sinodali 2017/2018.

Un sinodo all’insegna del motto «Fede e Futuro – Fede e Azione» e dunque sull’agire basato sulla fede: «una fede che si concretizza attraverso l’agire», ha ricordato il decano Heiner Bludau nella sua relazione.

Una traccia che orienterà la quattro giorni di lavori (sino a domenica 28) dei 56 sinodali provenienti dalle 15 comunità della Chiesa evangelica luterana in Italia distribuite su tutto il territorio nazionale con relazioni e votazioni su questioni di bilancio e di budget, distribuzione dei fondi Otto per mille, decisioni importanti sulle attività diaconali senza dimenticare la crisi economica, i cambiamenti climatici, la profonda crisi delle istituzioni europee, il dramma dei rifugiati e le tendenze populistiche come i nuovi nazionalismi, temi particolarmente sentiti anche in Italia.

«Oggi 25 aprile è un giorno di liberazione anche per noi protestanti – ha evidenziato Schedereit –. Dobbiamo considerare la libertà come un simbolo di resistenza – ha proseguito –. Per i luterani presenti in Italia la sconfitta decisiva del nazi-fascismo è ancora oggi motivo di festa. La ricorrenza del 25 aprile deve richiamare alle responsabilità e ricordarci che siamo stati liberati da due devastanti dittature. Non ci sono “cose buone” nel fascismo e nel nazismo. Oggi dobbiamo affrontare le cose che ci turbano in modo chiaro, prendendo esempio da Cristo».

La Celi «è solo una piccola chiesa, ma che tuttavia affronta le sue responsabilità nella società e fa sentire la sua voce su tutte le questioni importanti. L’obiettivo è gettare nuove basi per il futuro e capire come arrivare a festeggiare anche il nostro centesimo anno di vita affrontando il futuro in una prospettiva globale e temi che sentiamo essere a noi particolarmente vicini, che confronteremo sulla base dell’Agenda 2030», ha ribadito ancora il decano Bludau.

«Una storia che impegna la Celi ormai da settant’anni», lo ha ricordato a fine serata la vice presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), Christiane Groeben.

Domattina il sinodo proseguirà i lavori con il saluto del moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, del presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), pastore Luca Maria Negro, del vice presidente dell’Unione delle chiese evangeliche battiste d’Italia (Ucebi) Francesco Miglioe della presidente della Federazione donne evangeliche in Italia (Fdei) Gabriela Lio. Suddividendosi in tre gruppi di discussione i delegati affronteranno insieme (grazie a una precedente Tavola rotonda) il tema scelto quest’anno per il sinodo: «Fede e futuro – Glauben und Handeln».

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