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Serbia, giornalisti e società civile in piazza contro bavagli e repressioni

 

A Belgrado scendono in piazza giornalisti e società civile per denunciare la deriva autoritaria del governo e il tentativo di imbavagliare l’informazione, a cominciare con “l’occupazione” della ti pubblica.
Dura la reazione della polizia. Nelle fasi concitate durante le manifestazioni di protesta sono state arrestate 18 persone.
Secondo il capo della polizia serba Vladimir Rebic negli scontri sono rimasti
feriti sei agenti che nonostante le ‘provocazioni’ avrebbero mantenuto comportamenti
professionali e responsabili con un “uso molto controllato della forza nei confronti dei
dimostranti più violenti”.
Ma il punto è proprio questo, la repressione violenta di ogni forma di dissenso.
Uno dei leader della protesta, Bosko Obradovic, ha chiesto alle autorità il rilascio dei dimostranti annunciando nuove e più massicce
manifestazioni di piazza.
Ma il presidente serbo Vucic non ha esitato a ribattere che tutti coloro che hanno usato la violenza nelle proteste di piazza a Belgrado restano in
carcere.
Parlando all’emittente “Pink Tv” ha inoltre sottolineato che i cittadini non devono temere “in quanto la violenza non sarà permessa da
nessuna parte”.
Il presidente ha poi accusato coloro che sostengono le manifestazione, evidenziando che “non possono vincere in nessuna elezione”.
Secondo Vucic, le proteste in
corso non hanno niente a che vedere con quelle del 5 ottobre del 2000, quando l’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic è stato destituito.
Commentando il paragone con gli eventi del 2000, Vucic ha detto di “rispettare i
cittadini che pensano di scendere in piazza per difendere la volontà del popolo”.
Il presidente serbo ha anche accusato il premier kosovaro Ramush Haradinaj di sostenere le proteste di piazza a Belgrado.
Da più di tre mesi l’opposizione chiede le
dimissioni del presidente Vucic e del governo guidato dal Partito progressista serbo.
Lo slogan delle proteste e’ “Uno su 5 milioni” da quando il presidente, principale
bersaglio delle manifestazioni, ha dichiarato a dicembre che
“possono essere anche in 5 milioni” a scendere in piazza, ma non lascerà che le forze di opposizione vincano senza delle elezioni regolari. Lo stesso Vucic ha poi aperto alla prospettiva di organizzare elezioni anticipate.
Lo scorso 6 febbraio i
rappresentanti dei partiti all’opposizione si sono impegnati a “lottare insieme” per un voto regolare, per “media liberi” e per “opporsi alla violenza” difendendo tutti i cittadini “colpiti dal potere a causa delle loro opinioni diverse”.
Il primo segnale di conferma di tale impegno è stato dato nella giornata dell’11 febbraio scorso, con le forze d’opposizione che hanno annunciato che boicotteranno i lavori del parlamento anche nelle prossime due sedute. Il leader del movimento Dveri, Bosko Obradovic, ha dichiarato che la decisione e’ stata presa come gesto di solidarietà verso i cittadini che da settimane protestano nelle città del paese contro le autorità al governo.

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