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Chi di banca ferisce…

 

Le banche non portano fortuna agli ultimi governi italiani. L’esecutivo Conte-Di Maio-Salvini ha dovuto mettere mano al portafoglio per evitare il rischioso fallimento di Carige. Alla banca di Genova sono stati garantiti alcuni miliardi di euro con un decreto legge votato in via definitiva dal Senato ai primi di marzo. Il “governo del cambiamento” ha motivato il decreto con la difesa dei risparmiatori e della stabilità finanziaria.

È un terreno scivoloso. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha motivato il forte impegno finanziario pubblico con la necessità di «offrire le più ampie garanzie dei diritti e degli interessi dei risparmiatori della Banca Carige». Il ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio ha suonato la stessa musica.

Già, la salvaguardia dei risparmiatori. Ma c’è qualcosa che non torna. Il governo M5S-Lega ha usato le stesse regole, nel decreto talvolta si leggono persino le stesse parole, utilizzate dai provvedimenti dei governi di centro-sinistra per salvare Veneto Banca e Popolare di Vicenza (presidente del Consiglio Gentiloni) e Monte dei Paschi di Siena (premier Renzi). Contro queste misure leghisti e cinquestelle scatenarono furibonde critiche. Allora scoppiò il putiferio. Il capo politico dei cinquestelle nel marzo 2017 attaccò: «Dopo quattro anni passati a dirci che non c’erano soldi per il reddito di cittadinanza, per le forze dell’ordine, per le imprese italiane, per il fondo per le disabilità, avete cacciato fuori dal cilindro 20 miliardi per le banche. Complimenti!». Il segretario leghista Matteo Salvini non fu meno tenero: «I banchieri vengono salvati e vengono aiutati gli amici degli amici. Noi chiediamo che venga fatta chiarezza; se approvano il decreto così com’è questo palazzo noi lo circondiamo».

Il Pd, da un anno all’opposizione, apprezza la tutela dei risparmiatori e il salvataggio della banca genovese, ma attacca come inconsistenti e strumentali le bellicose critiche avanzate contro i governi di centro-sinistra. La partita delle banche è complicata. Alcuni istituti di credito hanno avuto una pessima amministrazione, ma a far esplodere le gravi difficoltà è stata soprattutto la Grande crisi economica. Molti imprenditori e clienti non hanno potuto pagare i debiti accesi per dei problemi economici così le banche si sono ritrovare in cassa, chi più chi meno, una forte mole di “crediti deteriorati”, divenuti inesigibili. Sul crollo di alcune banche si è scatenata la polemica politica, ma le difficoltà sono diffuse e generalizzate in tutto il mondo: in Europa molte banche sono state aiutate dallo Stato e alcune sono state nazionalizzate.

La situazione è in movimento. Dei potenziali acquirenti sarebbero in contatto sia con Carige sia con la Bce (Banca centrale europea). Una formale offerta d’acquisto potrebbe arrivare nei prossimi giorni o, al massimo, entro il 15 di aprile.

L’alto spread tra i titoli del debito pubblico italiani e quelli tedeschi certo non aiuta, perché riduce il valore patrimoniale degli istituti di credito tricolori possessori di Bpt e Bot. E nell’ultimo anno di governo giallo-verde lo spread è raddoppiato. Chi di banca ferisce di banca perisce.

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