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Antiracket. Il 22 marzo a Lecce la testimonianza della collega Pacella

 

Venerdì 22 marzo, la collega Fabiana Pacella testimonierà in aula bunker presso il carcere di Lecce. Testimonierà contro Antiracket Salento, lo sportello istituito con fondi del Ministero dell’Interno e con sedi a Lecce, Brindisi e Taranto, che avrebbe dovuto garantire assistenza alle vittime di reati gravi quali racket e usura. Un’inchiesta della Procura di Lecce ha portato gli uomini della guardia di finanza nelle stanze di quello sportello, dopo aver scoperto una truffa (altri reati contestati: falso, corruzione concussione) che ha coinvolto, oltre alla presidente Maria Antonietta Gualtieri, altri collaboratori e professionisti, fino addirittura a pubblici amministratori e funzionari del capoluogo barocco.

2017, una bufera giudiziaria su Lecce: arresti e indagati. L’antimafia sociale tradita dall’antimafia sociale. Uno schiaffo brutto al Paese migliore, un pugno nello stomaco a quanti già avevano vissuto e vivevano il dramma del racket e dell’usura. La collega Pacella nel 2012 assunse l’incarico di addetta stampa di Antiracket Salento, ma dopo qualche mese di collaborazione (prevista per contratto fino al 2015) , il rapporto con la presidente si incrinò poiché la collega pretendeva di svolgere il proprio incarico nel rispetto della deontologia e della legalità. Un individuo scomodo, insomma, là dove – si sarebbe poi scoperto -, operava un’associazione a delinquere.

Mobbing, licenziamento, querela penale e richiesta di risarcimento danni, uno stalking a 360 gradi davanti al quale Pacella ha reagito con una scelta consapevole che le sarebbe costata comunque cara: rinunciò al lavoro ben pagato, denunciò a Procura, Commissario straordinario di Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e usura presso il Ministero e Ministero dell’Interno e indagò, scoprendo altre pagine buie. La querela penale nei confronti della giornalista è caduta a causa di vizi formali, ma il processo civile a suo carico va avanti. Ora compare in aula, sola, come testimone dell’accusa nel processo ordinario dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale. Sul banco degli imputati, di fronte alla collega, compaiono ventitré persone, tra cui Maria Antonietta Gualtieri.

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