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Venezuela. I falsi nemici della povertà

 

Un confronto ad alto rischio deciderà il prossimo 23 febbraio l’immediato destino del popolo venezuelano. Per quella data ormai vicinissima, il fronte delle opposizioni e il suo leader Juan Guaidó, autoproclamatosi capo provvisorio dello stato con l’attivo sostegno degli Stati Uniti, il riconoscimento della maggioranza dei paesi latinoamericani e dell’Unione Europea, hanno annunciato che procederanno alla distribuzione delle decine di tonnellate di alimenti e medicinali immagazzinati i vari punti della frontiera e soprattutto a Cúcuta, in Colombia. Dalla parte opposta, il Presidente Maduro e i comandi delle forze armate, che sembrano restargli fedeli, non si stancano di ripetere che lo impediranno.

La situazione è certamente penosa e potrebbe diventare drammatica. Milioni di venezuelani, i più colpiti dalla crisi economica in primo luogo, presi in ostaggio di una disputa giuridicamente complessa e di fatto strumentale rispetto alle loro reali necessità. Per Maduro e i generali la priorità è infatti mantenere il potere, nella migliore delle ipotesi per negoziare una transizione da posizioni di forza; oppure per rinviarla fino a un ipotetico superamento delle attuali difficoltà. Le opposizioni sono distinte in una dozzina di partiti le cui posizioni vanno dal centro-sinistra all’estrema destra. Al momento riunite di fatto dall’iniziativa patrocinata dalla Casa Bianca, che punta a far franare il sostegno militare al regime e sbarazzarsi in qualche modo di Maduro.

In gioco c’è il futuro modello economico del Venezuela. Quello vigente, se mai lo è stato, ha cessato di esserlo; per trasformarsi via via da misto -pubblico-privato- in un’economia di guerra sostenuta dalla monocultura del petrolio, finchè i suoi prezzi internazionali lo hanno consentito. Le sanzioni commerciali la stanno ora soffocando, malgrado il ricorso di Maduro all’ovviamente interessato supporto di Cina e Russia. Gli Stati Uniti contano di riconquistare il controllo delle riserve d’ idrocarburi tra le maggiori del mondo (la Exxon è lì che attende) e ristabilire la loro egemonia sul subcontinente. Ad eccezione del Messico di Lopez Obrador, la grande maggioranza dei governi latinoamericani s’è allineata. L’ Europa fa buon viso a cattiva sorte, sperando di non peggiorare il malumore di Trump nei suoi confronti.

La sfida del cibo moltiplica tuttavia le incognite. Maduro ha convinto i militari a far ricorso alle loro scorte per alleviare la penuria alimentare. La Caritas venezuelana, la massima organizzazione umanitaria della chiesa cattolica, spiega di non aver ricevuto da nessuna parte richieste per farsi carico della distribuzione degli aiuti ammassati alle frontiere. Altrettanta cautela viene dal comitato colombiano della Croce Rossa Internazionale. Che ha ricordato pubblicamente il suo impegno inderogabile di “indipendenza, imparzialità e neutralità”. Trova pertanto credito la promessa di Guaidó secondo cui sarà la sua gente a far entrare gli aiuti. E’ ragionevole supporre che i modi in cui lo farà determineranno le reazioni dei militari e di Maduro. Le possibilità di scontri appaiono evidenti.

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