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L’Italia: una Repubblica democratica o un sultanato?

 

Inps e Inail, spartizione selvaggia fra M5S e Lega, in violazione della legge. Landini: solidarietà e giustizia sociale, non solo il mercato e la concorrenza. Dietro l’Inps ci sono le persone

Di Alessandro Cardulli

Ci chiediamo e ci permettiamo di chiederlo anche al Capo dello Stato se siamo ancora in una Repubblica democratica, fondata sulla Costituzione oppure ci troviamo in una monarchia assoluta o, peggio, in un sultanato della peggiore specie. La vicenda dell’Inps, così come altre nomine, l’assalto alla Banca d’Italia in particolare che ora si vuole, per meglio controllarla, nazionalizzare con l’appoggio degli ex missini di Fratelli d’Italia. Forse ci sbagliamo, ma in peggio. Perché i monarchi trattano stando seduti sul trono o fanno trattare i ciambellani di corte. Per quanto riguarda i sultani, stando a una certa filmografia, decidono mentre  ballerine  si producono nella danza dei sette veli. Da noi siamo più modesti, quasi degli accattoni. Stando alle cronache, non smentite, le nomine all’Inps, un ente fra i più importanti e i più difficili da amministrare, non basta avere qualche titolo universitario, sono state discusse e l’accordo  è stato trovato nel bel mezzo di una strada.  La smentita del sottosegretario al lavoro, Durigon, è durata lo spazio di poche ore e non ci ha creduto nessuno.

Di Maio ha fatto pagare alla Lega il prezzo del salvataggio di Salvini

Di Maio ha fatto  pagare alla Lega il prezzo del salvataggio di Salvini per la vicenda Diciotti. Io ti do una cosa a te, il salvataggio appunto, tu mi dai una cosa a me, la presidenza dell’Inps. È  sera, di martedì, quando i giochi sono fatti. A Palazzo Chigi è appena terminata una riunione, si dice affollata, per sciogliere i complicati nodi del decretone. Arriva Stefano Buffagni, colui che gestisce per 5 stelle il dossier delle nomine. Raggiunge Luigi Di Maio e Giancarlo Giorgetti mentre altri dei partecipanti erano già saliti in macchina. C’è anche Conte. Ma è come non ci fosse. La partita se la giocano Di Maio e Giorgetti, Salvini si tiene in disparte. Preferisce stare in Sardegna a fare campagna elettorale. Il vicepremier stellato ha una proposta pronta: presidenza a Pasquale Tridico, colui che ha inventato il reddito di cittadinanza, un guaio grande come un grattacielo  che ora si dovrebbe cimentare con un ente come l’Inps fra i più importanti d’Italia. Vicepresidenza ovviamente alla Lega. Ma non si chiude qui. Il percorso è ancora lungo. Intanto ci vuole un commissario dal momento che Tito Boeri, il presidente odiato da grillini e leghisti, lascia l’incarico. Ci vuole un decreto, ci vogliono altre poltrone da occupare, tre nel consiglio di amministrazione, che sarà ripristinato appena entrerà in vigore il decreto su reddito e quota 100, una spetterà ai pentastellati,  una ai leghisti e una all’opposizione. C’è il direttore generale da nominare. Durigon, il sottosegretario, come abbiamo detto, smentisce, ma poi è costretto a smentire se stesso. Già, perché fa una figuraccia. Elementare Watson, direbbe Sherlock Holmes. Perché in campo c’è la Cgil che ha convocato un convegno proprio sull’Inps, la previdenza, l’assistenza. Non prende proprio bene tutta questa vicenda. Interverrà al convegno anche il segretario generale Maurizio Landini. Per questo la smentita del sottosegretario cui nessuno ha creduto. Non poteva farsi uno sgarbo così pesante al neo eletto leader della più grande organizzazione sindacale italiana. Mugugni erano arrivati anche da Cisl e Uil.

Un’orgia sfrenata  per la conquista delle poltrone. Le caselle ancora non tutte coperte

In realtà le caselle non sono state ancora coperte. Per la vicepresidenza, un incarico di nuovo conio, si era pensato a Mauro Nori che la Lega aveva candidato alla presidenza. Per lui sarebbe pronta la direzione generale ma si fa notare che lui è stato direttore generale e, ovviamente, non accetterebbe di fare il secondo di Tridico. Non solo si dimentica che un direttore generale c’è già, Gabriella De Michele. C’è ancora da coprire la vicepresidenza. Dal cilindro esce fuori il nome di Francesco Verbaro, già segretario generale del ministero del Lavoro e poi consigliere giuridico dell’allora ministro Maurizio Sacconi. In questo trambusto spunta anche una vocina, quella di Tria, cui sembra non toccare niente, come al solito. A questo punto siamo, con Durigon che annuncia che “a breve ci sarà un decreto ministeriale con la nomina del Commissario e del sub commissario dell’Inps. Dimenticavamo che nella trattativa sulle nomine Inps rientra anche l’Inail, l’Istituto contro gli infortuni sul lavoro. Lo schema di intesa prevede la  presidenza alla Lega e vicepresidenza al Movimento. Si cercano i nomi. Per una nuova abbuffata di potere. I sultani, i monarchi assoluti sono al lavoro. Povera Italia,  povera Repubbliica, presidente  Mattarella. Quella che le scorre sotto gli occhi. Non a caso l’intervento di Landini al convegno promosso dalla Cgil di cui daremo conto a conclusione, è tutto centrato sul ruolo dell’Inps, sulla “rappresentanza, la misurazione della rappresentanza è un fatto democratico in sé”. Altra cosa dall’abbuffata di nomine cui stiamo assistendo.

Rosato e Pagano, deputati Pd: neanche nella Prima Repubblica una simile lottizzazione

Fra le numerose dichiarazioni quella del vicepresidente della Camera ed esponente del Partito democratico, Ettore Rosato.  Ad  “Agenzia Nova”, ha detto che “faremo le valutazioni del caso” sull’intesa che sembra essere stata raggiunta da Movimento cinque stelle e Lega sul nome di Pasquale Tridico alla guida dell’Inps. “Intanto”, ha proseguito il parlamentare del Pd, “già se si mettono d’accordo su un presidente, un vicepresidente, il capo dei commessi, il direttore generale, è un passo avanti nella migliore tradizione della Prima Repubblica”, quella per dirla in due parole della lottizzazione cavalcante. Sempre dal Pd arriva un rafforzamento, se così si può dire, a quanto dichiarato da Rosato. Ubaldo Pagano,  anch’egli deputato Pd, componente la Commissione Affari sociali della Camera rafforza la dose e afferma che “neanche nella Prima Repubblica si assisteva ad una lottizzazione del genere, vergogna. La nomina di Pasquale Tridico a presidente dell’Inps – prosegue – sarebbe un’aperta violazione di legge. La norma prevede tra i requisiti per il presidente dell’Istituto ‘indiscussa indipendenza’: come fa a ritenersi indipendente chi oggi ricopre il ruolo di collaboratore di Di Maio al ministero del Lavoro? Di che indipendenza parliamo? Il ministro mette un suo consigliere a capo dell’istituto, e questa sarebbe indipendenza?”. “Sarebbe una nomina – prosegue Pagano – certamente impugnabile, transitare dal ministero all’Istituto di previdenza violerebbe ogni norma”.

Landini. La rappresentanza un fatto democratico in sé. Aumentare gli spazi di partecipazione

Landini, intervenuto al convegno organizzato dalla Cgil, ha affermato: “Penso che se si vuole dare un futuro all’Inps bisogna avere in testa che occorre creare un lavoro di qualità e aumentare gli spazi di partecipazione e di confronto anche all’interno  dell’Inps. Si sta discutendo di chi sarà il presidente dell’Inps, sembra sia un  professore universitario. Vorrei  dare un suggerimento, di avere come riferimento non solo il mercato e la concorrenza ma un altro criterio, cioè la solidarietà e la giustizia sociale”. Landini ha quindi spiegato che il tema che il sindacato “proporrà con forza al nuovo presidente sarà quello della rappresentanza; la misurazione della rappresentanza- ha spiegato – è un fatto democratico in sé”. Sulla polemica delle pensioni d’oro dei sindacalisti “mi sono sinceramente un po’ rotto le scatole. Non c’è nulla da nascondere o da difendere. Le nostre regole sono uguali a quelle degli altri. Se poi c’è qualcuno che ha sbagliato si intervenga su quel qualcuno, ma non ad altre operazioni”.  Landini ha proseguito: “Bisogna rimettere al centro il tema della sostenibilità dell’Inps e il tema del lavoro che oggi non c’è. Oggi c’è un lavoro povero che non garantisce una pensione decente”. “È evidente cosa voler dire usare la tecnologia nella previdenza. Per cambiare le cose serve un cambiamento giorno per giorno, non un maxi cambiamento. Dietro l’Inps ci sono le persone, ci sono i pensionati”.

Da jobsnews

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