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L’Italia non si desta per Saviano

 

Fa soffrire come un abbandono genitoriale il silenzio delle Autorità verso un riconoscimento così importante, che non arrivava in Italia dal 2012. “Raccontare la verità nel nostro Paese è diventato molto complicato”. Aveva già anticipato questa reazione Roberto Saviano, subito dopo essere stato premiato con l’Orso D’Argento per “La Paranza dei bambini”, tratto dal suo omonimo romanzo. Il prestigioso premio consegnato alla 69ma edizione del Festival di Berlino è andato alla sceneggiatura che con lui è firmata da Maurizio Braucci e dal regista del lungometraggio, Claudio Giovannesi. Lo scrittore campano ha dedicato il riconoscimento “alle Ong che salvano le vite nel Mediterraneo e ai maestri di strada che a Napoli salvano vite nei quartieri più difficili”.

Sarà il familismo amorale tutto italico (i panni sporchi si lavano in famiglia!) o le dediche non gradite (del resto per il ministro dell’Interno Matteo Salvini le Ong “fanno da taxi per i migranti” e togliere la scorta a Saviano era stata una promessa/minaccia fin dalla campagna elettorale), ma la reazione dei rappresentanti politici – sia locali, che nazionali – è stata fredda, se non inopportuna.

“Le accuse contro di me non mi provocano più sofferenza. Continuerò a fare quello che faccio. Ormai ho capito che le istituzioni non amano la denuncia a Napoli. È un fatto storico”. Saviano ha salutato così il pubblico in una sala stracolma al Metropolitan di Napoli, dove lunedì è stata proiettata la pellicola, con autori, regista e i giovani, straordinari, protagonisti. “Non è cambiato nulla da “Le mani sulla città” di Francesco Rosi – ha aggiunto – anche “La pelle” di Malaparte era vietato. Eduardo è sempre stato valutato con diffidenza, perché parlava della parte buia di Napoli. Del resto in questa città si celebra la pizza più grande del mondo, ma si nascondono questi successi che parlano delle ferite di Napoli. Ma io continuo imperterrito e continuo a fissare la ferita”. In particolare l’autore di “Gomorra” crocifigge “la borghesia napoletana sembra come quella latinoamericana, colombiana e venezuelana. Sempre chiusa nella retorica del bel cibo e del bel mare. Come se il Maschio Angioino l’avessero fatto loro o la bellezza del paesaggio fosse un loro merito. E poi il centro storico della città è pieno di turisti, se questi film mettessero paura non sarebbe così”.

“I giovani che vanno a vedere quest’opera – dice ancora Saviano – non vogliono imparare a sparare, quella vita diventa rappresentata e non reale. A Berlino spettatori da tutto il mondo hanno osservato il film come un racconto in cui ci si può riconoscere, mentre una parte di Napoli la guarda, chiude gli occhi e dice: speriamo di non essere così».

Manco a dirlo alle presentazione mancano il Governatore della Campania Vincenzo De Luca e il sindaco di Napoli  Luigi de Magistris, che il giorno dopo commenta: “Sono molto contento del trionfo a Berlino del suo film, ma sono molto meno entusiasta dell’incapacità di Saviano di raccontare la città di Napoli nel suo corpo, nella sua anima, nel suo cuore e nel suo pensiero”.  Per il Primo Cittadino, “Saviano continua a non saper analizzare e conoscere Napoli, una città che ha bisogno di narrazioni corrette e che io difenderò sempre così come difenderò le opere d’arte”. “Spiace che non si sia reso conto di cosa sta accadendo in questi anni a Napoli dove le stese ci sono ancora, ma dove è di gran lunga prevalente la rinascita culturale di cui sono protagonisti anche tantissimi bambini – afferma ancora il sindaco – noi non nascondiamo le stese, la camorra e la criminalità. Noi le vediamo tutti i giorni e, a differenza di Saviano che le racconta solo in testi e film, andiamo a incontrare i feriti, i commercianti e le persone danneggiate e lavoriamo per cacciare la camorra dalla politica”. Mentre  l’Assessore al Turismo Nino Daniele, che era presente in sala è l’altro lato della riconoscenza. ‘Esprimo grande compiacimento per il riconoscimento a Berlino per la sceneggiatura al film ‘La paranza dei bambini’ – aveva dichiarato il politico, che  ha aiutato le riprese attraverso l’attivissimo ufficio cinema –  tema aspro e durissimo che investe la nostra realtà di città e che è stato affrontato con un sentimento autentico di ‘pietas’ necessario ad andare oltre la cronaca e la spettacolarizzazione. Siamo contenti del lavoro che stiamo facendo come ufficio cinema per dare supporto alla scelta di Napoli come luogo conoscitivo e produttivo per il cinema e che ne ha fatto uno dei luoghi centrali di una nuova stagione creativa”. Eppure quando cerca di congratularsi con lo scrittore, questi lo fredda con uno “Strano, è la prima volta. Ne sono felice, perché finora non erano mai arrivate congratulazioni. Ora so che arrivano dall’assessorato alla Cultura”. Naturalmente il bersaglio è un altro…Buio in sala.

*Portavoce Articolo21 Campania

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