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Il Festival di San Remo è ed è stato sempre “politico”

 

“Qui non si parla di politica” era il cartello affisso nei saloni di barbiere. E lo stesso appello lo ha fatto Baglioni, dicendo che il suo festival di San Remo “non sarà politico”. L’intento del direttore artistico è in buona fede, quanto ingenuo. Perché la politica è visione del mondo e tutto ne parla. Specialmente le canzoni, con i loro testi, i gesti dei cantanti, persino i loro vestiti.

Infatti. tutti abbinano il grido liberatorio Volare! di Modugno come la colonna sonora del boom economico, gli “urlatori” come l’inizio della rottura che degli schemi melodici di un limbo post bellico, si sarebbe propagata ad altri schemi sociali, fino a sfociare negli stravolgimenti del ’68. Anche questi, preannunciati proprio a San Remo dal gesto più politico e tragico di protesta contro il conformismo, che fu il suicidio di Tenco. Mentre pochi anni prima, Celentano fu il primo a rendere popolare il tema proto-ecologista con Il ragazzo della Via Click, ribaltando il valore della difesa del suolo contro il mito del cemento, imperante nella ricostruzione.
Insomma, si potrebbero citare tante canzoni, gesti, reazioni per dimostrare che il Festival di San Remo è ed è stato sempre “politico”. E lo vuole normalizzare o snobbare sbaglia, perché quelle “canzonette” – a leggerle bene – sono il meteo sociale, che anticipa il clima nostro Paese.

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