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Il mio capolavoro

 

Amicizia e business, un binomio difficile da tenere saldo. Ma sembra essere proprio questa la grande sfida, umana e professionale, di Arturo, astuto e affabile gallerista e mercante d’arte e Renzo, un pittore ormai in affanno. Dopo aver garantito all’amico storico una fortuna per molti lustri vendendo le sue tele a caro prezzo, Arturo incontra difficoltà sempre maggiori a promuovere le opere dell’amico che, invecchiando, ha assunto modi sempre più rudi e selvatici e si dimostra pieno di capricci e nevrosi. Dopo l’ennesima mano tesa a Renzo, il quale non è stato in grado di apprezzare il gesto e agire di conseguenza – stante uno sfratto esecutivo e numerosi creditori alla porta – Arturo è stufo di correre sempre in aiuto di un irriconoscente. Un grave incidente occorso a Renzo cambierà, tuttavia, ancora una volta le cose, con esiti imprevedibili e divertenti.

Il mio capolavoro (My obra maestra) di Gastón Duprat è un’opera interessante – anche se procede ad un ritmo decisamente troppo lento, almeno nella prima parte – frutto di un intrigante mix tra la commedia e il giallo. Il film argentino, girato in otto settimane tra Buenos Aires e gli spettacolari paesaggi degli altopiani andini della provincia di Juju, gode di due co-protagonisti, Guillermo Francella e Luis Brandoni che sono riusciti a pieno a dare corpo ai due uomini così legati e tanto profondamente diversi.

Tra il noir il giallo e la commedia non mancano i colpi di scena. In sala in Italia con Movies Inspired dal 24 gennaio.

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