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Candidare Riace al Nobel per la Pace, per restare umani

 

Restare umani non è uno slogan, è una considerazione su cui tutti dovremmo riflettere in queste ore di tragica conta dei morti, morti che pesano sulla coscienza di noi italiani e di tutti gli europei, morti che non interessano un ministro degli interni che sorride invece di indignarsi quando gli gridano “elimina Saviano”, e lo fanno in uno dei comuni a più alta densità mafiosa. Di fronte al fenomeno drammatico delle migrazioni proprio noi italiani sappiamo che restare umani è possibile e il modello che meglio rappresenta questo è il comune di Riace. Un paese certamente non ricco, che ha saputo negli anni organizzare un’accoglienza che è integrazione e perfino sviluppo economico e sociale del territorio. Merito di una intera comunità, e merito del sindaco Mimmo Lucano, al quale oggi viene vietato di tornare nel suo paese, nel contesto di una azione giudiziaria che ha tutta l’apparenza della persecuzione.

Molti di noi ancora stentano a credere di vivere in un paese dove il ministro degli interni si è rivolto ai disperati sui barconi con frasi come “la pacchia è finita”, dove è stato impedito per decine di giorni di attraccare perfino ad una nave della guardia costiera italiana. Dove si insorge e si cerca di censurare Claudio Baglioni perché risponde quello che pensa a un giornalista e dove, non dimentichiamolo, i partiti al governo non nascondono più l’insofferenza perfino nei confronti di papa Francesco, che, ma guarda che cosa strana, segue l’insegnamento del vangelo e ci invita proprio a restare umani. C’è questo e molto altro dietro alla candidatura di Riace al Nobel, e sarebbe davvero un sogno se il mondo lo capisse e portasse avanti questo obiettivo. Per l’Italia e per altri paesi rappresenterebbe anche un segnale forte in difesa di una democrazia che ogni giorno che passa si evolve verso un meccanismo politico che non garantisce più la moltitudine dei votanti ma abusa continuamente del proprio potere reclamando questo in nome del popolo. Ma di un popolo senza gli ultimi, senza i diversi, senza gli invisibili. Senza umanità.

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