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Tagli all’editoria. Altro che fine regali ai giornaloni. Sono i giornalini che fanno le pulci al potere ad essere cancellati

 

Il vicepremier Luigi Di Maio non lo ha fatto e il sottosegretario Vito Crimi  neppure. Non hanno guardato in faccia gli organi di informazione che stanno per chiudere “grazie” ai tagli sui contributi all’editoria che vengono presentati come la fine dei regali ai giornaloni. Ebbene, la scure Di Maio-Crimi non toccherà nessun giornalone (se solo in questo modo assai riduttivo si vogliono definire i grandi media del Paese) bensì i giornalini, quelli che raccontano l’Italia minore, che, poi, è anche la più complessa, pericolosa, difficile, spigolosa, bisognosa di spazi e voce. Ciò che narrano i piccoli media editi da cooperative che accedono al contributo pubblico non lo si trova sui tg nazionali e anzi, spesso, sono proprio questi piccoli mostriciattoli di provincia a dare linfa vitale, ossia storie  e materiale, all’informazione nazionale. Per capire cosa stanno distruggendo Crimi e Di Maio bisogna che loro per primi, e gli altri a seguire, leggano “Metropolis”, un giornaletto locale, uno a caso dei tanti simili che, con buona probabilità, da gennaio non sapranno dove prendere i soldi per la stampa e gli stipendi. Sull’home page di oggi c’è un focus sullo spietato clan D’Alessandro che se la comanda a Castellammare di Stabia. Qualcuno ne ha sentito parlare nei tg nazionali? O ne ha letto sui giornaloni? Metropolis in edicola ci dice che questo pericoloso sodalizio criminale detiene ancora la leadership nella zona  nonostante i colpi assestati dai pentiti; e si va avanti tra arresti, omicidi, estorsioni, tarffico di droga in un territorio assai complicato. Chi racconterà questa storia quando e se Metropolis non dovesse andare in edicola? Si perderebbe un patrimonio di idee, cultura, giornalismo, pur non volendo dare alcun valore al lavoro dei croinisti, dei tipografi e di un mondo che vive nell’indotto dei giornali quotidiani. Una recente copertina di Metropolis spiega bene cosa sta succedendo in queste ore: “Vogliono eliminarci”. Chi cade nell’assurdo gioco di birilli che farà risparmiare, forse entro un paio di anni 60  milioni di euro, ma butterà via migliaia di posti di lavoro e un patrimonio culturale non quantificabile al momento? Ecco un elenco incompleto delle “vittime” della guerra santa dei grillini contro i giornalisti: Roma, Nuova Ecologia, Conquiste del lavoro, Il Sannio, Il Crotonese, Quotidiano di Sicilia, Latina Oggi, Il Granchio, L’Inchiesta, Ciociaria Oggi, Dolomiten, Quotidiano del Sud, Metropolis, Italia Oggi. Non sono giornaloni ma media editi da piccole cooperative di giornalisti e poligrafici che raccontano l’Italia da dentro. La Nuova Ecologia (uno dei presunti giornaloni spreconi) sta fornendo in questi giorni il più completo dossier sull’incendio del tmb Salario a Roma, con i dati dell’Arpa, le informazioni che sappiamo e quelle che ancora non ci sono state fornite, gli errori, le lacune dell’amministrazione capitolina. E la seconda notizia dell’home è un solido pezzo sulla scelta del Governo di abolire il sistema Sistri che consentiva la tracciabilità dei rifiuti. Questi giornaletti scandagliano territori geografici e politici molto scomodi e meno sono meglio si sta. In politica, si intende. Tra coloro che rischiano di morire per mano del Governo ci sono sì alcuni grandi e autorevoli media, per esempio Il Manifesto e Avvenire, ma anche loro hanno colpe precise da scontare. Per esempio sono gli unici, secondo i dati dell’Osservatorio Carta di Roma a non utilizzare il linguaggio discriminatorio nei titoli e nei contenuti. Per questo Governo, che allegramente mette in campo epiteti e insulti, non è una buona notizia. A dire il vero sia Avvenire che Il Manifesto hanno fatto di peggio: hanno smascherato il vero volto del decreto sicurezza, hanno raccontato la verità sulle navi dei migranti, hanno raccolto la voce delle Diocesi contro gli ultimi provvedimenti voluti dal Ministro dell’Interno e alzato il velo sul bluff del reddito di cittadinanza. Togliere ossigeno (ossia soldi) a questa agguerrita e preparata squadra di testate aiuterà il silenzio e la manipolazione dei dati che normalmente avviene con i troll sguinzagliati sui social. Senza più un contraltare e senza più il fastidio di dover leggere che interi pezzi del Paese sono ancora in mano ai clan. Vedi alla voce: Castellammare di Stabia.

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