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Perché il cristianesimo non può essere nazionalista

 

Ieri sera Jacopo Valsecchi e Natalia Tatulli hanno tenuto una lezione di teologia a “Propaganda Live”, spiegando perché il cristianesimo non può essere nazionalista. E lo hanno spiegato con la forza delle immagini. Loro infatti giorni fa, l’otto dicembre, festa dell’Immacolata, sono andati alla manifestazione della Lega, quella che difenda rosario, crocifisso e che con il suo leader definisce “Famiglia Cristiana” un periodico non cattolico ma di estrema sinistra. Jacopo Valsecchi quell’8 dicembre ha avuto la brillante idea di prendere sul serio tutto questo e di andare a Piazza del Popolo con un cartello che citava la frase chiave del cristianesimo: “ama il prossimo tuo”. Questa loro iniziativa però non è stata apprezzata da una sorta di servizio d’ordine che li ha fermati, trascinando Jacopo e il suo cartello via dalla piazza. A forza. Giubbotti neri e manici di scopa in mano tre giovani con l’aria dei vigilanti non hanno certo tremato davanti alle urna di Jacopo Valsecchi, che hanno determinato l’intervento della polizia. Ma cosa è successo a quel punto? Che il cartello del giovane è stato gettato per terra e lui, non i tre vigilantes, è stato identificato dalla polizia in servizio lì. Natalia gli è rimasta vicina, mentre nulla si può dire dei tre vigilanti che sono andati via, tranquilli. Tutto questo è stato ripreso dalle telecamere di Propaganda Live, che ieri sera le ha trasmesse e ha ospitato in studio i due giovani teologi, Jacopo Valsecchi e Natalia Tatulli. A loro va il merito di aver fatto capire che sta nascendo un cristianesimo che non ama Cristo e il suo messaggio, “ama il prossimo tuo”. Perché? Perché se si è nazionalisti non si può essere cristiani. E’ proprio quel messaggio, “ama il prossimo tuo!”, che lo esclude, lo dice chiaramente da duemila anni. Dunque il rosario, crocifisso, il presepe e molti altri simboli cristiani, estratti da questo contesto valoriale, diventano dei simboli capovolti, esposti al rischio di essere usati come barriere identitariste che mirano a escludere, non a includere, a sperare, non a unire, nell’incontro. Ma è la decisione di identificare Jacopo Valsecchi, che portava il cartellone con scritto “ama il prossimo tuo” a dover far riflettere. Quale pericolo aveva creato? Quale legge violato? Tutto sommato portare la frase-simbolo di Gesù in una piazza cristiana avrebbe dovuto creare gioia, affetto, non acrimonia. A meno che quella piazza non fosse una piazza cristianista, non cristiana. Ma questa sarebbe davvero un’altra storia.

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