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Giornalisti, insulti, cultura e web

 

In questi giorni, tutti lo sanno, un attacco violento,  becero  diretto contro giornaliste e giornalisti. Mi preoccupa certo, questo attacco alla categoria cui appartengo ma non perché attacca una casta, come dicono alcuni. Ciò che mi spaventa davvero è che I giornalisti appartenenti veramente alla Casta , che io stessa voglio combattere, non vengono e non verranno mai toccati da questi attacchi.

 Ad essere colpiti e delegittimati, sono i giornalisti che lavorano senza rete, quelli che fanno del    giornalismo la propria vita. Quelli che fanno veramente i giornalisti.
Ma qual è il lavoro del giornalista? Quello di un mediatore che  porta il lettore, l’ascoltatore, il telespettatore, lì dove questi non può andare, pone interrogativi che la persona comune non può fare perché non è sul posto e perché, in certi campi non ha le adeguate competenze per fare le domande che facciano chiarezza .
Insomma informa il cittadino.
Ci si potrebbe chiedere a che serve un giornalista quando il cittadino può informarsi da solo su internet, farsi le proprie idee e ascoltare le comunicazioni via social dei leader politici.
Il problema è che la persona che si informa su internet difficilmente ha TUTTE le competenze necessarie in TUTTI i campi dello scibile per trovare sempre i canali per una corretta informazione. Deve farsi largo fra l’infinita paccottiglia di notizie false e di “sentiti dire” che inondano il web.
Il risultato di questa “mala informazione” sono le fake news dannose in ogni campo
Guardare una dichiarazione via social di un politico dà al cittadino l’illusione di una partecipazione diretta alla vita del Paese. Come se un tweet o un commento su fb avessero lo stesso valore di un voto in una cabina elettorale.
Questa è l’illusione dei social, e andiamo sempre più verso una società che rifugge la delega e va ( o crede di andare) verso una gestione diretta della Cosa Pubblica.
Ma azzerare un’intera categoria di intellettuali o, se volete, artigiani della notizia , e’ assai pericoloso. Perché spariti i giornalisti non ci sarà più nessuno con le conoscenze per individuare la Bugia del politico o l’incongruenza di una sua promessa; nessuno racconterà cosa accade negli angoli sperduti del mondo fra gli ultimi…né a livello nazionale né internazionale e non ci sarà un monitoraggio sull’etica dell’informazione.
Stiamo andando verso un imbarbarimento delle relazioni sociali ( e lo vediamo ogni giorno) e verso una comunità globale che ha sempre più disprezzo della conoscenza e della cultura perché convinta di poter trovare tutte risposte nel web . La cultura e la conoscenza sono faticose e questi sono tempi in cui si fruisce tutto rapidamente.
Il livore verso i giornalisti non nasce, credo, solo dalla volontà di certa politica di aggirare domande scomode . E’ cresciuto perché e’ stato accarezzato e stimolato il sentimento di revanscismo e di fastidio contro la cultura e la conoscenza ( scienza compresa) verso chi agli occhi di una parte del Paese, e’ un privilegiato perché probabilmente più ricco di loro o servo del Potere. O semplicemente perché spesso è indispensabile trovare un bersaglio per la propria rabbia nata dall’emarginazione e dalla frustrazione.
In questa ottica si colloca il linguaggio becero e volgare degli attacchi ai giornalisti. Terminologie usate ad hoc per dimostrarsi più vicini ad una sottocultura sempre più diffusa e guadagnare più consenso. Insulti che non offendono solo chi fa questo mestiere ma anche tutti i cittadini del nostro Paese, trattati alla stregua di popolino ignorante e livoroso.
E’ vero che come categoria abbiamo  forse la responsabilità di non essere stati in grado di comunicare adeguatamente quanto vogliamo dare voce agli ultimi , tutelare democrazia e convivenza civile. In quanto giornalisti e in quanto cittadini.
Ma la mediazione è indispensabile per la democrazia.
La mediazione è il nostro lavoro . E dobbiamo difenderla dall’anticultura , dai luoghi comuni , dalle fake news. E dagli insulti.

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