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Decreto Salvini: come cambia l’immigrazione

 

di Maurizio Ambrosini. Professore di Sociologia delle migrazioni – Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche, Università di Milano

Il decreto su “sicurezza e immigrazione”, a lungo annunciato e finalmente approvato dal Consiglio dei ministri a fine settembre ha come principale obiettivo la restrizione del diritto di asilo. A tale scopo, abolisce nella sostanza la protezione umanitaria, ossia la formula più utilizzata: nel 2018 il 28% delle richieste di asilo presentate sono state accolte con questa veste legale.

Certo, non si tratta più dei rifugiati politici del passato. Sono passati più di sessant’anni dalla Convenzione di Ginevra, frutto della Guerra fredda. Nel tempo le convenzioni internazionali hanno riconosciuto la necessità di introdurre altre forme di protezione legale a tutela di chi fugge da conflitti armati, pulizie etniche, persecuzioni di minoranze religiose.

La dizione “protezione umanitaria” è tipicamente italiana, ma permessi analoghi sono previsti in 22 paesi dell’Ue: sostanzialmente in tutta l’Europa occidentale. Sono utilizzati in modo flessibile e con una certa discrezionalità per concedere uno status legale a persone che non riescono a dimostrare di aver subito una persecuzione, ma provengono da paesi molto instabili e pericolosi, oppure vivono ormai da anni sul territorio, hanno sviluppato legami affettivi e familiari o si sono inseriti nel mercato del lavoro. Ultimamente fra l’altro anche Spagna e Grecia si sono allineate su questa impostazione.

Muovendo in direzione opposta, il decreto Salvini restringe a pochi casi la protezione per motivi umanitari: gravi motivi di salute, catastrofi naturali, abusi, atti di particolare valore civile nel nostro paese. Viene così colpita la possibilità di tutelare i richiedenti asilo che presentino serie condizioni di vulnerabilità: per esempio, madri sole con minori, o persone che correrebbero seri rischi per l’incolumità se rimandate in patria.

La linea dell’indurimento passa inoltre attraverso il… Continua su confronti

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