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Daphne Caruana Galizia, da Articolo21 alla Fnsi, dall’Ordine dei giornalisti a Controcorrente. Insieme a Roma per chiedere verità e giustizia

 

È passato un anno. Era il 16 ottobre 2017 quando la reporter investigativa maltese Daphne Caruana Galizia perse la vita nell’esplosione di una bomba piazzata nella sua auto. Un omicidio brutale che ancora non conosce il nome dei mandanti, perché gli esecutori materiali sarebbero – secondo le autorità maltesi – i fratelli George e Alfred Degiorgio, di 55 e 53 anni, e Vincent Muscat, 55 anni. Rilasciate le altre persone, che a vario titolo, erano finite in manette durante la prima fase delle indagini. L’anniversario della morte della giornalista maltese è stato ricordato dalla Federazione nazionale della stampa, dall’Ordine dei Giornalisti, da Articolo 21, Rete #NoBavaglio, USIGRai e i collghi di Controcorrente Roma, sotto l’ambasciata di Malta. Mentre a La Valletta FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) ed EFJ (European Federation of Journalists) parteciperanno alle iniziative organizzate in difesa della libertà di stampa e per la sicurezza dei giornalisti. Come per il caso Daphne, si attende “verità e giustizia” per Jan Kuciak, Viktoria Marinova, Jamal Khashoggi, ma anche per Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Andrea Rocchelli e per tutti gli operatori dei media che nel mondo hanno sacrificato la vita per raccontare la verità e per i quali ancora non si è avuto giustizia.

L’omicidio di Daphne Caruana Galizia È il 16 ottobre 2017 quando una potente esplosione scuote Mosta, una cittadina non lontana da La Valletta: i rottami della Peugeot 108, disseminati nell’area circostante e il cadavere carbonizzato di una donna, raccontano una verità avvolta nel mistero: muore a 53 anni Daphne. La giornalista investigativa era diventata celebre per il suo blog e durante lo scandalo dei “Maltafiles”, un’inchiesta internazionale indipendente secondo la quale “lo Stato nel Mediterraneo fa da base pirata per l’evasione fiscale in Ue”. E ancora, la vittima del brutale omicidio era stata in prima fila nel 2016, quando dalle carte del Panama Papers spuntò il nome della moglie del premier maltese, Jospeh Muscat. La first lady del riconfermato laburista, che ha sempre respinto ogni accusa, avrebbe avuto delle proprietà nei paradisi off-shore. Una vicenda che ha portato alle elezioni anticipate sull’isola, vinte di nuovo da Muscat.

 

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