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Miranti e amori invivibili. Si inaugura il Festival dei Due Mondi di Spoleto

 

La domanda di ogni anno è puntualmente la stessa: quale sarà il filo conduttore di questo Festival dei Due Mondi? Quale il denominatore comune, il fil rouge che accomuna il dovizioso parterre di titoli e proposte messe a punto dalla collaudata gestione (e direzione artistica) di Giorgio Ferrara (con la defilata, determinata collaborazione di Adriana Asti)?

Come ogni anno non possiamo che rispondere: lo troveremo (lo troverete) a fine manifestazione che, da oggi, si inoltrerà sino al 15 luglio, articolandosi nelle sue storiche sezioni di musica, ballo, prosa, teatro musicale. Senza che tale distinzione   serva a marcare territori  e competenze, essendo in aumento le arti delle “contaminazioni e delle performances” che erano già state la bella intuizione, decenni or sono, di Giancarlo Menotti, raffinato, coltissimo musicista dandy, ideatore e curatore della rassegna umbra sino alla fine dei suoi giorni (ad oltre 90 anni) cui, ad esempio, importava che il cartellone fosse “inusitato, rigoroso e possibilmente irripetibile” in contesti diversi dall’indubbia magia ambientale della medievale cinta urbana e architettonica.

Su ideali scenari di Mediterraneo e   Medio Oriente si  comincia, il primo fine settimana, al Chiostro di San Nicolò, con una doppia serata  di arte coreutica  durante la quale  i coreografi Sina Saberi (Iran) con Prelude to Persian Mysteries e Jadd Tank (Libano) e Nora Alami (Marocco) con Bourgeois-Z, daranno vita a ricerche coreografiche tra passato e presente, grazie al progetto Focus young mediterranean and Middle East choreographers, circuito itinerante tra spettacoli e incontri, patrocinato dal ministero dei Beni e Attività culturali e da quello degli Affari esteri, in tour fino a settembre l’intera penisola italiana.

Alla Sala Frau, il 3 e 4 luglio verrà presentato il nuovissimo progetto di Teatro Circo Non sono di Francesca Mari e Chris Patfiield, dove gli artisti “utilizzano le loro abilità per descrivere poeticamente e comicamente” l’universo delle relazioni tra uomo e donna. Il Gruppo Nanou, il 5 e 6 luglio, mette in scena al Chiostro San Nicolò Mappe, Alphabet un progetto di scrittura per una danza possibile – con coreografie di Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci – “dove lo spazio è una mappa che il danzatore deve rispettare” per ottenere “quel limite capace di verificare l’evidenza del lavoro”, sottolineandone i percorsi da intraprendere. L’8 luglio andrà   in scena (sempre in Sala Frau)  Non è ancora nato, nuova produzione teatrale  di Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani, protagonisti di  una storia in cui “si riflette sul concetto e il senso del perdono”   Se perdonare significa “perdonare qualcun altro”, ma in primo luogo, “perdonare se stessi”.

 Di scena poi di una nuovissima co-produzione firmata dal regista russo Semion Alexandrovsky che realizzerà (9 e 10 luglio al Chiostro San Nicolò), in collaborazione con il  gruppo  Dynamis di Roma, “The polar truth” dal testo di Yury Klavdiev (liberamente ispirato ad “Angels in America” di Toly Kushner), dramma sulle persone colpite dal virus della Hiv (quindi sieropositive) inibite a confessarlo causa i tabù  di una società retriva e cruenta.  “Quanto vale una persona e quanta verità ha dentro di sé. Chiedetevelo per davvero: che farei se dovessi morire fra 5 anni? Ma ho questo sogno. Quello di avere semplicemente una vita. Tranquilla. Tutto qui” – è la battuta\ epigrafe che accompagna, lacerante, l’opera di KLavdiev.

In scena (12, 13 e 14 luglio al Chiostro San Nicolò) giunge  anche Bienvenue, progetto della compagnia di danza contemporanea Sbb di New York, spettacolo interdisciplinare, commissionato da Spoleto a La MaMa Theater di New York e firmato da Stefanie Batten Bland, che esamina la volontà di condividere lo spazio con le etnie che emigrano nel proprio paese e i cambiamenti derivanti da ogni nuova inclusione, affrontando gli eventi globali e locali attuali durante questo periodo di identità di frontiera. Concentrato sulla riconciliazione, lo spettacolo intende sottolineare  “che tutti sono arrivati qui da un altrove”, in circostanze diverse e disparate, facendo parte-e in definitiva- di un’utopica collettività che è fragile granello di un universo per lo più ignoto.

Chiude   Spoleto Open, il 15 luglio, Penelope spettacolo di Matteo Tarasco interpretato da Teresa Timpano, che mette in scena un poema erotico, disperato e lucidamente folle di  sulle  “pene di un amor ritrovato, ma invivibile”. Uno struggente grido di estasi erotica, che si trasforma però in agonia

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Tanto spazio per la prosa al Teatro Nuovo-Menotti dove l’interesse è polarizzato dall’arrivo della figlia e della nipote di Charlie Chaplin, ossia Victoria Chaplin Thierrée e Aurélia Thierrée con Campanelli e incantesimi. Di “colore rosa” è anche la danza con lo spettacolo della coreografa Lucinda Childs e pure  My Ladies Rock, omaggio alle icone della musica classica, mentre al  Teatro Romano la danza brilla specialmente con l’Hamburg Ballet in Old friends del coreografo John Neumeier.

 61esima edizione del Festival dei Due Mondi di inclinazione “schettamente al  femminile”- enuncia  Giorgio Ferrara, che firma la regia di Minotauro opera lirica in dieci quadri e musiche eseguite dall’Orchestra giovanile italiana diretta da Jonathan Webb. Proseguendo con “Il Festival vive una fase di nuovo splendore confortata sia dalla qualità dell’offerta che dai numeri, fra ospiti, visitatori, sbigliettamento e abbonamenti” tanto che la sfida vinta ci fa guardare alle prossime tre edizioni con fiducia.

L’attenzione è poi  puntata da un programma  segnato da altri grandi protagonisti internazionali non soltanto delle arti. Ad esempio, la Fondazione Fendi porta la Scienza al Due Mondi con una doppia mostra d’arte e costumi, che si annuncia densa di rarità e suffragata dalla  assegnazione del premio omonimo ai due premi Nobel Peter Higgs e Francois Englert. Stesso  riconoscimento sarà anche consegnato alla direttrice del Cern di Ginevra, Fabiola Giannotti.

In assenza di Bob Wilson, il teatro di prosa  ospitera Robert Carsen e L’opera del mendicante: al regista sarà anche assegnato il premio della Fondazione Carispo. Molto attesa (al varco) anche per Novecento di Alessandro Baricco, con lo scrittore che sarà attore; così come debutta al Due Mondi un attore italiano di lungo corso come Silvio Orlando, in scena al Caio Melisso con Si nota all’imbrunire di Lucia Calamaro. Prima volta al Festival anche per Franco Branciaroli con Lettere a Nour. Altro “esordio” di alta classe quello di      Romeo Castellucci artefice di  Giudizio. Possibilità. Essere. Non manca inoltre la serata pop in piazza Duomo: lo scorso anno affidata a Fiorella Mannoia che lascia il testimone  – per un concerto\antologia- alla canzone d’autore di  Francesco De Gregori.

Al  premio Oscar Marion Cotillard che sarà Giovanna D’Arco (in Piazza del Duomo) , è affidata un’inedita chiusura delle due settimane d’Umbria dominate dal “logo” do un Giulio Cesare marmoreo, “scolpito a filo d’acqua” (dal fotografo Fabrizio Ferri) come per un affioramento di identità emanato “da quel  liquido amniotico da cui tutti proveniamo”. Ciascuno con il suo destino e destinazione….

(Foto-‘Welcome’ della Sbb company di New York)

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