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Roxy bar, un caffè per la legalità e i riflettori accesi per sconfingere l’omertà

 

E poi ci siamo trovati tutti al Roxy Bar, in un pezzo di Roma così simile a Marcianise che capisci perché c’è lo stesso maledetto odore di mafia, le stesse insegne, gli stessi abusi edilizi, le stesse ville pretenziose dentro una periferia senza strade, né marciapiedi, né incroci Per questo, probabilmente, era importante esserci al sit in davanti al bar in cui il primo aprile è avvenuta la brutale aggressione ad una ragazza disabile e ai titolari del bar, due giovani rumeni che ieri mattina hanno offerto agli ospiti il loro migliore sorriso coraggioso. Il caffè della legalità al Roxy è nato da un’idea di Floriana Bulfon, autrice dello scoop sull’aggressione che poi ha portato all’arresto degli autori con l’aggravante del metodo mafioso, ed è stato promosso da No Bavaglio e Articolo 21 con l’adesione di numerosissime associazioni. Non c’erano, però, solo giornalisti a quell’appuntamento col caffè della legalità ma anche esponenti della cultura, della Chiesa e autorevoli rappresentanti delle istituzioni come il Procuratore Giancarlo Caselli e Don Paolo Lojudice, vescovo ausiliare della Diocesi di Roma per il settore Sud, l’attore Ascanio Celestini, Giuseppe De Marzo di Libera e Rete dei numeri pari, il Presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, Guido D’Ubaldo, segretario del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Lazzaro Pappagallo, segretario di Stampa Romana, il sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore. Una manifestazione riuscita e soprattutto molto sentita dalle decine di giornalisti che erano lì per garantire quella scorta mediatica di cui le periferie come la Romanina e i cittadini coraggiosi come Roman e Roxana, i titolari del bar, hanno bisogno. Un sit in reso possibile dalla presenza discreta degli agenti del commissariato di zona, silenziosi ma attenti ad evitare contatti sempre possibili con le famiglie dei Casamonica presenti nelle ville in stile Scarface, nelle macchine che giravano per il quartiere ma a debita distanza dai giornalisti. “Credo che sia utile continuare a venire qui per raccontare questa zona di Roma, facendolo in piccoli pezzi, tante volte, perché c’è molto da dire su luoghi come questo”. “Ritornare alla Romanina” è stato il liet motiv della mattinata per non spegnere la luce sull’arroganza e il potere criminale delle famiglie dominanti che pensavano di avere in pugno quel territorio fino al primo aprile scorso. Ma tornare lì è anche ciò che hanno chiesto i delegati del Comitato di quartiere, per non essere lasciati soli. E i giornalisti hanno già detto che torneranno proprio al Roxy con iniziative culturali e sui temi della legalità con l’intento di stare vicino agli abitanti di quel quartiere e convincerli a partecipare, infatti l’unico neo della bella manifestazione di ieri è stata proprio l’assenza dei residenti. Che c’erano, ma se ne stavano dietro le tapparelle abbassate. Sarebbe troppo semplice condannarli o giudicarli da parte di chi non vive alla Romanina e ci passa solo per un caffè. Per comprenderli serve coinvolgerli, convincerli a scendere giù al Roxy.

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