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Lega-M5S. Mafie e corruzione fuori dal contratto di governo?

 

Di nuovo una fase di stallo nella formazione del governo. Chiesto altro tempo da Lega e M5S. Il presidente Mattarella è d’accordo. Riappaiono un governo del presidente ed elezioni più vicine. Intanto, da quello che trapela dai giornali sul contratto di governo tra Lega e M5S si può desumere che i sottoscrittori pensano:

  • di rilanciare i consumi attraverso il reddito di cittadinanza a tempo
  • di rilanciare gli investimenti introducendo la flat tax
  • di garantire la sicurezza usando la mano dura verso gli immigrati e allargando la difesa personale.
  • di abolire la Fornero

Non parlano invece, sempre stando ai giornali, di strategie di contrasto alle mafie e alla corruzione, di riforma delle carceri, se non per disconoscere i provvedimenti del precedente governo su intercettazioni e per introdurre qualche inasprimento di pena. Discutono ancora se introdurre l’agente provocatore per la corruzione e se estendere ai reati di corruzione la legislazione antimafia. Da ciò che emerge, pertanto, le due forze politiche concorderebbero  su un programma di governo improntato a una forma di assistenzialismo molto estesa, attuabile con l’espediente del reddito di cittadinanza e affidata alla mano invisibile del dio mercato (v. la flat tax), nonostante si sia riscontrato, dal 1700 ad oggi, la criticità e la deficienza di tale sistema, che ha favorito l’arricchimento di pochi facendo  leva sui bisogni di molti.

D’altra parte, dopo la debolezza del centrosinistra nel contrasto alla povertà, alla precarietà del lavoro, al diffuso disagio della classe media, dopo il grave errore del rifiuto della concertazione fatta dal governo Renzi, con le forze sociali e i corpi intermedi, ritenuti i responsabili di una democrazia non decidente, la vittoria delle forze populiste, sovraniste ed euroscettiche era prevedibile. Infatti così è avvenuto.

Assistenzialismo e liberismo è la cura di Lega e Cinque Stelle, indipendentemente dalla fattibilità e dalla compatibilità di bilancio.  Non mettono in discussione il modello di sviluppo, proponendo una governance democratica internazionale per fare della globalizzazione l’occasione di una crescita equilibrata, meglio distribuita per ridurre le disuguaglianze e impedire che quel famoso 1% continui a detenere la maggioranza della ricchezza del pianeta.

Ridiscutere il modello di sviluppo significa inoltre non solo impedire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ma anche quello dell’uomo sull’ambiente (ne discuteremo martedì 6 giugno all’Assemblea nazionale dell’ ASVIS e del Centro studi Pio la Torre che si terrà a Palermo nell’Aula Magna di Giurisprudenza). E la sinistra? Ancora aspettiamo con interesse una discussione non tatticistica, ma reale e concreta, accompagnata da una vera autocritica sulle sconfitte elettorali di questi anni.

Non si può continuare a ripetere lo sciocco motivo che non si è riusciti a comunicare quanta felicità è stata creata ma non compresa dagli umili e dai disagiati di questo paese. Colpa dei gufi e del loro verso!  All’apposizione la sinistra si può ricompattare, non solo sul piano tattico, ma su una prospettiva che metta al centro la difesa dei deboli, dei lavoratori, dei giovani precari del ceto medio impoverito, della conoscenza e dell’innovazione, difendendo ed estendendo i servizi socio-assistenziali e i diritti del lavoro . Occorre ritornare nelle strada e nei luoghi di lavoro e della sofferenza sociale, utilizzando anche il web come nuovo strumento organizzativo di aggregazione fisica, culturale, sociale, solidale.

In questo contesto l’antimafia sociale e politica può ritrovare l’antica aspirazione al cambiamento sociale e politico senza fermarsi retoricamente solo alle ricorrenze. Ricordare le vittime innocenti di mafia significa perseguire i loro obiettivi sociali, politici e culturali. Cancellare l’ipocrisia di una compagine elettorale che ha volutamente ignorato le politiche di contrasto alle mafie e alla corruzione. Che non parli il centrodestra che deve fare i conti con la partecipazione dei suoi autorevoli componenti al sistema politico mafioso si comprende, ma non si capisce più niente se anche il centrosinistra, alla ricerca del presunto Centro, partecipa all’ipocrita silenzio antimafioso.

Ciò è tanto più grave nel momento in cui l’antimafia sociale e l’antimafia dei corpi dello Stato hanno raggiunto livelli di persuasione dell’opinione pubblica e di efficienza anche repressiva tali da far notare sempre più la debolezza o l’assenza della politica riconfermando l’assioma storico descritto da Franchetti che la mafia è un braccio armato di parte della classe dirigente che potrà essere sconfitto soltanto quando questo legame sarà definitivamente spezzato. È la lezione non retorica dei La Torre, educato a ciò dai Li Causi, dell’impegno di Falcone e Borsellino, cresciuti dai Rocco Chinnici. Nessuno di questi, come tutte le altre vittime innocenti di mafia, hanno ostentato vessilli antimafia; hanno operato nei loro campi di interesse, nella speranza di riuscire a cambiare questo Paese. E quello che anche noi, modestamente, continueremo a fare.

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