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In Norvegia, giornalisti del servizio pubblico in sciopero

 

Il servizio pubblico Nrk scala  l’audience dei new media ma frena sul contratto: più lavoro, meno diritti, stipendi più bassi.

STREIK non si sentiva pronunciare da 12 anni alla NRK, la tv e radio pubblica norvegese. Da quando l’ultimo sciopero del 2006  durò 8 giorni, il precedente del 1990 ben 25: in sintesi le proteste, al nord dell’Europa, tra i corridoi della sede di Oslo, sono poche ma buone tanto che questa volta i 1700 dipendenti, per farsi ascoltare, han scelto di fermare il lavoro alla vigilia della giornata nazionale della Costituzione, il 17 maggio scorso, quando tutto era pronto per la  copertura giornalistica a 360 gradi delle iniziative celebrative.

Un segno che la misura è colma:  da oltre 3 anni giornalisti, amministrativi e tecnici hanno colto la sfida lanciata dall’azienda di lavorare a testa bassa per scalare l’audience dei new media e catturare il pubblico in fuga dai mezzi tradizionali: obiettivo raggiunto, NRK è avanti, tra i big di questa trasformazione in Europa. Quello che è rimasto indietro è il contratto di lavoro collettivo.

La trattativa, che vede in opposizione  SPEKTER che rappresenta il management della NRK e NORSK JOURNALISTAG, l’organizzazione sindacale dei dipendenti, è allo stallo totale sui temi classici del conflitto di lavoro: i giornalisti lavorano sempre di più, hanno più compiti da affrontare, mentre i loro stipendi diminuiscono poco a poco. Secondo una nota della Federazione europea dei giornalisti (EFJ), che sostiene lo sciopero, “i giornalisti della NRK guadagnano meno dei loro colleghi nei grandi media privati”.

Ma il confronto non è solo economico, sul piatto ci sono anche diritti, garanzie e tutele: nel sistema audiovisivo pubblico norvegese, il numero dei cosiddetti “falsi lavoratori autonomi” è in costante, seppur lento, aumento. Si tratta di lavoratori indipendenti e giornalisti freelance (liberi professionisti) che in realtà lavorano costantemente ed esclusivamente, sempre per la stessa azienda.

L’idea dei dirigenti della NRK sarebbe quella di sostituire, ogni anno, un centinaio di dipendenti a tempo indeterminato con questa tipologia di lavoro dipendente, considerato più aggiornato e flessibile. Per il sindacato, al contrario, il Servizio Pubblico, ancor di più per la missione che svolge, si deve assumere la responsabilità di tutti i lavoratori, della loro formazione, dell’aggiornamento delle loro competenze e della loro integrazione nel futuro della NRK.

Tra le richieste del sindacato alla NRK ci sono anche, non ultime,l’eliminazione del divario retributivo di genere tra uomini e donneche hanno stesse cariche e mansioni, e la fine del ricorso al lavoro precario. L’obiettivo quindi sembra uno:  estendere diritti, paga, garanzie e opportunità di crescita professionale uguali a tutti coloro che nell’Azienda Pubblica svolgono il medesimo lavoro.

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