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Renzi, dimissioni differite

 

Renzi è un fallito o un fallato? E’ un grande uomo, che non è riuscito a realizzare un grande progetto per il Paese o un piccolo leader che ha nascosto le sue falle con la parlantina? Purtroppo, sembra più appropriata la seconda definizione. Soprattutto per la fatica che il soggetto fa a lasciare la segreteria del partito, che ha portato al disastro. Se amasse il PD, lo lascerebbe andare verso la sua rigenerazione. Mentre imponendo le dimissioni differite, sceglie la via dell’ostruzionismo, separandosi così anche dagli elettori che lo hanno votato fino all’ultimo.

Ora non ci si può più affidare al suo senso di responsabilità. Tocca agli altri compagni di partito – se ne vogliono evitare il collasso irreversibile – agire per imporre il passo indietro all’inamovibile. Fuori dal meraviglioso mondo della Leopolda c’è un paese in grande difficoltà, sul quale arriverà presto l’onere di una manovra correttiva pesante e lo spettro delle clausole di salvaguardia pronte ad attivarsi con l’aumento dell’iva.
C’è bisogno di un governo dove anche il PD faccia la sua parte.
Senza perdere tempo a convincere l’imbronciato, che è stato rimproverato dall’abbandono dei suoi elettori e ora si è chiuso nella sua stanzetta.

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