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Turchia, oltre 11 mila firme in soli 4 giorni per chiedere liberazione Altan e Alpay. Impegno di Articolo 21 e Fnsi per #nobavaglioturco continua

 

in soli 4 giorni la petizione lanciata per chiedere l’immediata liberazione del giornalista Şahin Alpay e dell’economista e editorialista Mehmet Altan ha raccolto oltre 11 mila firme.
Ancora una volta grazie ad Articolo 21 una grave violazione dei diritti di due colleghi turchi, scarcerati dalla Corte Costituzionale ma ancora in prigione per l’opposizione del Tribunale penale e del governo di Recep Tayyip Erdogan, non è passata in silenzio.
Tantissime le adesioni tra associazioni e organizzazioni per i diritti umani e del mondo dell’informazione e della cultura.
Hanno aderito da subito la Federazione nazionale della stampa italiana, la rete NoBavaglio, Arci, ADIF, Associazione Amici di Roberto Morrion, Associazione giornalisti amici di padre Paolo Dall’Oglio. Associazione per Il rinnovamento della sinistra, Associazione Tam Tam, Cipsi – Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale, Comitato Khaled Bakraw, Confronti, Diritto e libertà, GiULiA – giornaliste, La pellicola d’oro, LasciateCIEntrare, Migrare e il Sindacato unitario giornalisti della Campania. Tra i sottoscrittori anche organizzazioni internazionali e parlamentari europei, come Pen International e Rebecca Harms del gruppo “Verdi – Alleanza per l’Europa”.
Quello in atto in Turchia è il più grave attacco alla libertà di stampa degli ultimi decenni. Anche oggi 5 giornalisti sono stati condannati a pene dai 18 mesi a 3 anni per aver collaborato con il quotidiano filocurdo Özgür Gündem, considerato organo di propaganda terroristica.
Come rischiano il carcere gli imputati del processo iniziato ieri a Istanbul, i cronisti dei quotidiani Cumhuriyet e Evrensel che scrissero delle mancate misure precuazionali da parte di polizia e governo turchi in vista della manifestazione di Ankara del 10 ottobre 2015 che fu teatro di un attentato che costò la vita a 102 persone.
E le cattive notizie non sono finite. Ieri è stata respinta la richiesta di scarcerazione per Ahmet şık, Akın Atalay e Murat Sabuncu, redattore, amministratore delegato e direttore di Cumhuryet, dal 27° Tribunale penale di Istanbul a cui era stato assegnato il ricorso presentato dai difensori degli imputati del processo iniziato il 24 luglio 2017 e che vede alla sbarra altri 14 tra giornalisti, collaboratori e vertici editoriali dello storico quotidiano.
Articolo 21 segue sin dall’inizio il dibattimento, raccogliendo l’appello del corpo redazionale non incriminato che continua a portare avanti il giornale.
Oggi, più che mai, sentiamo di rivolgere a voi quell’appello ad aiutare i colleghi turchi, in quanto sostenitori della libertà di espressione, dei media e dello stato di diritto in questo momento così delicato per il loro Paese, a difendersi dal ‘bavaglio’ che Erdogan vuole imporgli illuminando le loro storie.
Vi chiediamo inoltre un ulteriore sforzo in vista dell’arrivo del presidente Erdogan a Roma dove il 5 febbraio incontrerà Papà Francesco in Vaticano.
Nella speranza che il Santo Padre gli chieda conto delle violazioni dei diritti umani nel suo Paese, faremo in modo che a porre la questione del bavaglio turco e delle repressioni nei confronti di decine di migliaia di persone arrestate dopo lo sventato golpe del luglio 2016 sia comunque la nostra petizione con le firme sempre più numerose che ci aiuterete a raccogliere.
Qui il link per firmare: https://www.change.org/p/recep-tayyip-erdogan-libertà-per-mehmet-altan-şahin-alpay-e-i-giornalisti-ingiustamente-detenuti-in-turchia

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