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Milano, il vescovo: ricostruire la società a partire dall’arte del “buon vicinato”

 

Nel suo discorso alla vigilia della festività di Sant’Ambrogio, l’arcivescovo di Milano mons. Delpini ha proposto di ribaltare la logica della paura e dell’individualismo con quella del buon vicinato, “che rende desiderabile la convivenza dei molti e dei diversi, per cultura, ceto sociale e religione”

MILANO – “Io invito tutti gli uomini e le donne a rivolgere ai vicini di casa, agli abitanti del quartiere uno sguardo straordinario, libero dal sospetto e dal pregiudizio, che dichiari disponibilità all’incontro, all’intesa, alla prossimità”. Nel suo primo discorso alla città, nella basilica di Sant’Ambrogio in occasione dei Vespri della vigilia della festività del patrono, il nuovo arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha proposto un ribaltamento del modo corrente di vedere la convivenza in una metropoli. E ha spiegato qual è la ricetta per “Un’arte del buon vicinato”, come ha intitolato il suo intervento. Il buon vicinato deve permeare non solo i rapporti tra chi vive in un condominio, ma anche la vita quotidiana di tutti: nei luoghi di lavoro e di studio, nella politica, nelle istituzioni. “Voglio formulare a nome della comunità cristiana e della Chiesa ambrosiana, di proporre un’alleanza, di convocare tutti per mettere mano all’impresa di edificare in tutta la nostra terra quel buon vicinato che rassicura, che rasserena, che rende desiderabile la convivenza dei molti e dei diversi, per cultura, ceto sociale e religione”.
“Per questo tutti, tutti!, sono invitati a partecipare – aggiunge l’Arcivescovo -: chi abita da sempre in città e chi è arrivato oggi, chi abita in centro e chi abita in periferia, chi parla il dialetto milanese e chi stenta a parlare italiano, chi ha un passaporto granata, chi ha un passaporto blu, verde, rosso”.

Il buon vicinato non è affatto scontato. “Abitare nello stesso territorio o addirittura nello stesso condominio non garantisce circa la predisposizione ad essere ‘buoni vicini’. È necessario che sia condivisa la persuasione che il legame sociale, la cura di sé, della propria famiglia, della gente che sta intorno è la condizione per la vivibilità, la sopravvivenza, lo sviluppo mio e della società. Vivere vicini può essere anche una spiacevole coincidenza. Invece noi siamo convinti che dare vita alla città sia l’esito di una visione del mondo e dell’interpretazione della vocazione dell’uomo. La vita condivisa, nel piccolo villaggio come nella città, dimostra che la libertà può essere organizzata in una forma comunitaria ragionevole, che la comunità è meglio della solitudine, che la legge è meglio dell’arbitrio, che la fraternità non è qualche cosa che accade meccanicamente, ma chiede una decisione che organizza la società in modo che agli eguali sia consentito essere diversi”.

Mons. Mario Delpini propone, infine, un metodo pratico per realizzare, in ogni ambito della vita quotidiana e civile di una società, il buon vicinato: è la regola delle decime. “È una pratica buona molto antica, attestata anche nella Bibbia, un modo per ringraziare del bene ricevuto, un modo per dire il senso di appartenenza e di condivisione della vita della comunità. La regola delle decime invita a mettere a disposizione della comunità in cui si vive la decima parte di quanto ciascuno dispone”. Vale per lo studente come per il cuoco affermato: “Se sei uno studente o un insegnante, ogni dieci ore dedicate allo studio, dedica un’ora a chi fa fatica a studiare. Se sei un cuoco affermato o una casalinga apprezzata per le tue ricette e per i tuoi dolci, ogni dieci torte preparate per casa tua, dedica una torta a chi non ha nessuno che si ricordi del suo compleanno”. E vale anche per imprenditori, politici e responsabili delle istituzioni: “La stessa logica diventa interessante se applicata non più soltanto alle singole persone e alla gestione del loro tempo individuale, ma viene proiettata anche sui corpi sociali e sulle azioni che regolano la costruzione della Milano e della Lombardia del domani. L’idea di contaminare logiche funzionali e settoriali con principi assunti dall’etica delle relazioni e dal principio evangelico dell’amore per il prossimo accende domande ricche di fantasia anche in campi che a prima vista appaiono lontani ed estranei a questa logica.  Un esempio: come la logica della decima può arricchire il movimento di rinascita, urbanistica e non solo, che tutti respiriamo come una promessa di bene qui a Milano? In che modo interroga le scelte che si stanno compiendo, nutre e apre prospettive circa gli sviluppi futuri della città, del lavoro che sa creare, del bello che sa produrre, dell’idea di persona e di società che riesce ad esportare? Consegno queste domande ai sindaci qui presenti”. In un’epoca in cui nel dibattito politico si mira a demonizzare l’avversario, di fake news e di criminalizzazione delle povertà, il discorso di mons. Delpini è senza dubbio controcorrente. (dp)

Da redattoresociale

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