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Pensioni. Il quadro osceno di un governo che bara, complici le fake news dei media

 

Tante e immediate adesioni alle cinque manifestazioni promosse dalla Cgil. Primi scioperi. Baseotto: andremo avanti finché non abbiamo ottenuto risultati

Di Alessandro Cardulli

Olè. Siamo tutti di sinistra. Ci mancherebbe. Il ministro dell’Economia non solo ci tiene a far sapere che lui è sempre stato di sinistra. Va più in là, Pier Carlo Padoan e afferma che sulle pensioni ha fatto “una cosa di sinistra “ guardando alle generazioni future. Questo proprio non risulta da nessuna parte. Non è un caso che anche gli scriba che hanno redatto, a modo loro, le cronache  del confronto fra Cgil, Cisl, Uil e governo abbiano trovato difficoltà ad illustrare la bontà delle scelte del governo. Alcuni mentre attaccavano la Cgil, che quelle scelte non ha condiviso, prendiamo ad esempio il lungo editoriale di Folli, su Ren-Pubblica sempre più bollettino del Matteo di Rignano, non hanno scritto una parola sui contenuti delle proposte del governo. Forse se ne vergognano ma la pagnotta che l’editore di garantisce vale di più. Molto di più di quanto ti detta l’etica professionale. Parlano male della Cgil che farebbe da apripista a Mdp. Punto e basta. Sciocchezze da anni cinquanta. Non solo.

Il tentativo pacchiano, fallimentare, di dividere i giovani dagli anziani

Ricorrono, sulla scia del ministro Padoan al tentativo, pacchiano, di dividere gli anziani, i pensionandi, i pensionati, dai giovani. Loro sì, i “governativi”, si preoccupano dei giovani. La Cgil si preoccupa degli anziani perché è nelle generazioni del passato che ci sono i voti. Volgarità a buon mercato. La risposta viene, chiara e forte, dai dirigenti della Cgil, ma soprattutto dai lavoratori, dai cittadini che in quel pacchetto di proposte ha creduto e crede, che ha dato vita a tante assemblee, manifestazioni. Il governo li ha traditi ed ha tradito anche se stesso perché le proposte di Cgil, Cisl, Uil erano il risultato di una intesa firmata a settembre del 2016 dai sindacati e dal governo. Ora la Cgil chiede che quelle intese siano mantenute, tradotte in atti concreti. In fondo il fatto che Cisl e Uil abbiano alzato bandiera bianca, anche se l’organizzazione di cui è segretario generale Carmelo Barbagallo ha detto che “più di così non si poteva ottenere” e non è un segnale di fiducia nel governo. Anzi. Anche la Cisl non ha fatto salti di gioia, ha solo ceduto, ha abbandonato punti essenziali della piattaforma e dovrà giustificare di fronte ai suoi iscritti perché della piattaforma unitaria discussa, approvata, in tante assemblee non c’è rimasto quasi niente. C’è solo, e non è poco, la mobilitazione della Cgil. A corso d’Italia, la sede della Confederazione, arrivano notizie da tutte le sedi territoriali della Cgil delle iniziative già in corso.

Camusso concluderà  da Piazza del Popolo collegata con le altre quattro città

La partecipazione alle cinque manifestazioni sarà grande.  Ci dicono gli organizzatori che le richieste andavano ben oltre le cinque manifestazioni. Se ne chiedevano molte di più. Ora si devono organizzare i pullman da tutta Italia per partecipare alle manifestazioni. La prima notizia arriva dalla Basilicata con 4 pulmann già prenotati per arrivare nella capitale. L’appuntamento è per le ore 10.30, a Roma in piazza del Popolo, a Torino in piazza San Carlo, a Bari in piazza Prefettura, a Palermo in piazza G. Verdi e a Cagliari in piazza Garibaldi. A concludere tutte le iniziative sarà il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. Prenderà la parola alle ore 12.30  dal palco della capitale, in collegamento video con le altre città. Lo slogan, sintetico ed efficace, “Pensioni, i conti non tornano”. Le cinque piazze del 2 dicembre – sottolinea Nino Baseotto, segretario confederale della Cgil, “sono solo l’inizio di una mobilitazione che proseguiremo nelle forme e con le modalità che poi verranno di volta in volta decise. Ma noi non molliamo, non ci fermiamo a 5 manifestazioni, andiamo avanti”, ha detto ai  microfoni di Radio Articolo 1.

Gli obiettivi immediati della mobilitazione esposti anche ai parlamentari

Gli obiettivi immediati: per cambiare il sistema previdenziale, sostenere lo sviluppo e l’occupazione riconoscere il lavoro di cura delle donne, garantire il futuro ai giovani. Si leggono in un volantino che verrà diffuso in tutta Italia, nei luoghi di lavoro, momento di mobilitazione di centinaia e centinaia di “diffusori”, le rivendicazioni che in questi giorni vengono esposte anche ai gruppi parlamentari: “Bloccare l’innalzamento illimitato dei requisiti per andare in pensione, garantire un lavoro dignitoso e un futuro previdenziale ai giovani, superare la disparità di genere e riconoscere il lavoro di cura, garantire una maggiore libertà di scelta ai lavoratori su quando andare in pensione, favorire l’accesso alla previdenza integrativa, garantire un’effettiva rivalutazione delle pensioni”. Ma le motivazioni della mobilitazione non si fermano alla previdenza, il sindacato di corso d’Italia chiede anche di “cambiare la legge di bilancio per sostenere lo sviluppo e l’occupazione”, di “estendere gli ammortizzatori sociali” e di “garantire a tutti il diritto alla salute”.

Risposte concrete per ridare fiducia e speranza al nostro Paese

La Cgil invita lavoratori, pensionati e giovani a partecipare “per ottenere delle risposte concrete e per ridare speranza e fiducia al nostro Paese”. Quello della Cgil, dice Baseotto, “è un messaggio che va innanzitutto al governo, che va al Parlamento e che va anche a coloro che guardano alla Cgil con speranza e con convinzione che possa essere quel soggetto di rappresentanza collettiva che provi a cambiare le cose. Naturalmente spero sempre che alla fine si possa tentare di cambiarle insieme anche ai nostri amici di Cisl e Uil. Ormai è partita la mobilitazione, è partita la preparazione di queste cinque manifestazioni, che saranno caratterizzate anche dalla tecnologia”. Il comizio di Susanna Camusso che parlerà a Roma sarà trasmesso in diretta in tutte le altre quattro piazze, e si avranno collegamenti video con le varie piazze nel corso delle manifestazioni. Prima di Susanna Camusso ci saranno altri interventi, segretari confederali, delegati, pensionati, “ci sarà il mondo che noi vogliamo rappresentare – dice Baseotto – in una manifestazione nazionale e insieme territoriale, profondamente radicata nel territorio”. Il segretario confederale in risposta alle tante fake news apparse sui media fa chiarezza, anche se non c’è più sordo di chi non vuole intendere. Afferma che “quelle tre paginette (la proposta fatta dal governo ai sindacati, ndr) sono la fotografia di tante rinunce. La prima è la rinuncia a occuparsi del futuro dei giovani, e mi pare la rinuncia più drammatica, la più incomprensibile. La seconda è la rinuncia a guardare a come è fatto davvero il lavoro e alle condizioni di chi oggi lavora, sapendo che i lavori sono diversi e non possono essere riassunti in quelle 15 categorie che hanno qualche beneficio e qualche sconto, ‘sconto di pena’ oserei dire. La terza è una rinuncia a dare al paese il messaggio che c’è un governo e c’è una maggioranza parlamentare che affrontano un grande tema sociale, qual è quello delle pensioni e del sistema previdenziale, assumendo anche il punto di vista di chi lavora e di chi è in pensione”. Baseotto  prosegue: “La politica ancora una volta sceglie altre priorità, le priorità della quadratura contabile senza un’etica e senza un senso di equità. Noi proponiamo un’altra cosa evidentemente, proponiamo il fatto che si riparta dal lavoro e dalle pensioni per dare un’altra traiettoria di sviluppo a questo paese, a parte il fatto che è l’unica traiettoria di sviluppo possibile, perché con queste politiche così fortemente liberiste e così sorde alle istanze sociali, di sviluppo ne stiamo vedendo molto poco”. Baseotto poi parla degli incontri richiesti, già iniziati, con gruppi parlamentari sulle pensioni e più in generale sulla legge di Bilancio.

“Abbiamo mandato questa richiesta di incontro per dare un segnale chiaro. Il confronto con il governo è andato male, ma c’è ancora un dibattito parlamentare e noi le tenteremo tutte perché sortisca degli effetti migliori rispetto a quanto ha concesso, anzi non ha concesso, il governo.

Elezioni. Chiunque vinca si scordi che abbiamo archiviato il tema previdenza

Però il nostro segnale va anche al di là: ci saranno le elezioni politiche, chiunque vinca si scordi che la Cgil abbia messo in archivio il tema della previdenza. Noi continuiamo. Tra l’altro le proposte che il governo Gentiloni ha stupidamente, io credo, rifiutato, sono proposte che non avevano nessun impatto sul bilancio 2017, nessun impatto sul bilancio 2018. Ha perso un’occasione il governo Gentiloni, noi questa occasione non intendiamo perderla e riproporremo il tema, insieme a tanti altri”.

“Non si illudano – conclude Baseotto – che, siccome finisce la legislatura, ci dimentichiamo che c’è in Parlamento la nostra proposta di Carta dei diritti universali del lavoro. Continueremo anche su quella. Ma sul tema delle pensioni iniziamo adesso una mobilitazione che continua a prescindere dal quadro politico che avremo. Ci sono già importanti proclamazioni di sciopero. Andremo avanti e continueremo fino a quando non otterremo dei risultati. Questo è il mestiere del sindacato”.

Da jobsnews

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