Sei qui:  / Opinioni / Leopolde Pd e Fi senza mafia, economia e povertà

Leopolde Pd e Fi senza mafia, economia e povertà

 

Senza mafia, economia e povertà le due Leopolde, quella del Pd di Renzi a Firenze e quella di Forza Italia con Berlusconi a Milano. Dal dibattito riportato dalla stampa non sembra che nei due eventi ci siano stati tavoli sui temi sopracitati. Qualche ministro, quello dell’Interno, ne avrà fatto cenno, ma non c’è stato alcun rilievo nelle proposte per l’agenda politica del futuro da parte dei due schieramenti. Eppure, ventiquattro ore prima, gli Stati generali dell’antimafia convocati dal Ministro della Giustizia, tenutisi a Milano per due giorni avevano evidenziato le criticità attuali e il pericolo che vive l’economia e la democrazia del Paese a causa delle mafie evolutesi e prontamente adeguatesi alla globalizzazione.

Tra i diritti civili caldeggiati dal Pd di Renzi come mai non c’è anche quello ad essere liberi dalle mafie e dalla corruzione? Tra le proposte liberali di Forza Italia del resuscitato Berlusconi, oltre la rinascita del già sentito “meno tasse e pensioni più alte”, come mai non trova spazio la lotta antimafia e anticorruzione?

Tra i principi liberali della nostra Carta Costituzionale fondata sul diritto al lavoro c’è anche quello della tutela dell’impresa a vocazione sociale e l’obbligo del pubblico e del privato di rimuovere ogni ostacolo che impedisca l’affermazione di questi obiettivi.

La crescita dell’impresa produttiva e dei diritti del lavoro, nel contesto di un capitalismo temperato e in uno Stato di democrazia parlamentare che si pone l’obiettivo di ridurre disuguaglianze e povertà, devono essere contestuali ed equilibrati!

Quanto pesano e quanto costano ai cittadini italiani in termini di diritti e di lavoro, l’economia criminale, l’illegalità diffusa, la corruzione? Di fronte a una ripresa, dal 2008, dopo la fase acuta della crisi, l’Italia cresce meno della media europea, la Sicilia ancora meno. Il problema non è lo scostamento di qualche “zero virgola” punto percentuale, ma il fatto che la ripresa economica ancora non incide su povertà, disuguaglianze e immobilità sociale (Svimez 2017).

I livelli di povertà assoluta non diminuiscono, ma sono fermi a 4,5 milioni, di cui 2,5 milioni nel Mezzogiorno e di questi quasi la metà solo in Sicilia. In questi anni è cresciuto il divario Nord-Sud e quello tra periferie e centro, rendendo sempre più disagiate la qualità della vita dei ceti popolari più deboli, ma anche di quello che fu il cosiddetto ceto medio, accrescendo insicurezza e sfiducia nell’azione politica delle classi dirigenti.

Non è un caso la crescita abnorme della fuga dei cervelli. I dati Ocse dicono che l’Italia occupa l’ottavo posto nella graduatoria dei paesi che alimentano le emigrazioni nel pianeta. Tra il 2015 e il 2016 sono andati via 216.000 giovani diplomati e laureati per cercare un lavoro fuori dall’Italia. Ne sono rientrati solo 60.000. Il Centro Studi della Confindustria stima che nel 2015 l’Italia ha perso un capitale umano del valore di 8,4 miliardi ai quali vanno sommati altri 5,6 milardi di spesa pubblica usata per la loro formazione. Un costo di 14 mld di euro annui. Quanto l’Italia ricava dall’Ue alla quale versa molto più di 14 miliardi di euro.

Quanta precarietà e quanti diritti sociali si possono garantire con una politica meno succube alle politiche neoliberiste dell’austerità, dello strapotere delle multinazionali, dei potentati finanziari senza controlli democratici e pubblici? Quanto migliorerebbe la qualità della vita se la classe dirigente (di governo e di opposizione) fosse realmente impegnata nel contrasto efficiente della corruzione, dell’evasione fiscale, dell’economia criminale interconnessa con la politica e con la finanza, e nell’affermazione dei diritti del lavoro e della buona impresa?

Se le due Leopolde sono l’inizio della campagna elettorale delle Politiche, non fanno ben sperare in un futuro migliore. I cittadini che si astengono pensano che il proprio voto non serva, ma se diventasse credibile e vicino un cambiamento perché il loro voto incidesse sulla scelta, allora crescerebbe la loro partecipazione al voto e alla politica. Con grande beneficio per la democrazia e la giustizia sociale.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE