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La sinistra e la paura degli immigrati

 

Gli stranieri alle porte e dentro casa. Nostra. Sono divenuti un argomento di polemica quotidiana.

Di Ilvo Diamanti

Sul piano mediale e politico. Ne abbiamo seguito l’evoluzione costante, attraverso i sondaggi di Demos. Da quasi vent’anni. Perché l’attenzione e la tensione, sull’argomento, non finiscono mai. Gli immigrati: sollevano inquietudine come minaccia alla nostra sicurezza – personale e sociale. Ma anche verso la nostra cultura e alla nostra religione. In misura diversa. Perché la sicurezza e l’incolumità (ovviamente) preoccupano di più dell’identità.

Tuttavia, in alcune fasi questi (ri)sentimenti si percepiscono con particolare intensità. L’avevamo osservato alcune settimane fa, commentando una precedente indagine. Ma oggi questa sensazione si rileva in modo altrettanto evidente. Negli ultimi mesi, infatti, la paura degli “altri” è cresciuta. I timori per la nostra sicurezza hanno raggiunto il livello più elevato degli ultimi anni: il 43 per cento (quota di persone che manifestano grande preoccupazione in proposito). Approssimando la misura osservata nel 2000 e nel 2007. Mentre i timori suscitati dagli immigrati come minaccia all’identità (culturale e religiosa) oggi hanno toccato il 38 per cento. Cioè: il massimo grado di intensità rilevato negli ultimi vent’anni. Nella percezione sociale, questi sentimenti spesso si presentano associati. Circa metà degli italiani, infatti, non prova inquietudine. Sotto il profilo della sicurezza, ma neppure dell’identità. Ma un terzo mostra orientamenti opposti. E manifesta preoccupazione – spesso: paura – verso gli immigrati. Senza particolari distinzioni, fra sicurezza e identità. Per queste persone, gli stranieri sono gli “altri” che ci minacciano. Irrompono nel nostro mondo, nella nostra vita. Da terre e culture lontane. Insomma: ci “invadono”. E, seguendo un’opinione diffusa, ci costringono a reagire.

Il grado di inquietudine, tuttavia, cambia nel corso del tempo. E dipende da diverse cause. L’andamento “reale” del fenomeno, in effetti, conta. Ma in misura limitata. Come nel caso della criminalità, che in particolari periodi solleva preoccupazione molto più intensa. Anche se, negli ultimi vent’anni il numero dei “fatti criminali” non è cambiato. Perché risulta costante nel tempo. Lo stesso avviene per i migranti e le migrazioni. Che sollevano ondate emotive soprattutto in alcune fasi. Perlopiù, le stesse che si osservano nel caso della criminalità. D’altra parte, immigrazione e criminalità vengono, spesso, collegati, nella narrazione mediale. Che costituisce uno dei principali motori, forse il principale, del ri-sentimento sociale. Lo abbiamo già osservato, commentando le indagini dell’Osservatorio di Pavia (per la Fondazione Unipolis). Perché la “paura” fa spettacolo. Tuttavia, i “cicli della paura” mostrano una coincidenza significativa con i cicli politici ed elettorali. Lo abbiamo osservato – e annotato – nei mesi scorsi. Dal 1999 in poi, i picchi dell’insicurezza, sul piano sociale e dell’identità, coincidono con i periodi che precedono le elezioni nazionali. E, dunque, con le campagne elettorali. Perché la “paura degli altri” attira, oppure respinge, gli elettori. Certo, ormai viviamo tempi di campagna elettorale permanente. Ma in alcuni periodi la… Continua su cartadiroma

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