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Rosatellum: ancora una legge elettorale profondamente incostituzionale!

 

Comincerò l’articolo con un interrogativo: perché chi è deputato alla formulazione di una nuova legge elettorale, non va alla ricerca di un sistema rigorosamente coerente con la nostra Carta Costituzionale? Eppure basterebbe leggere l’articolo 48 della Costituzione che fissa i caratteri essenziali del voto stabilendo che debba essere: personale ed eguale, libero e segreto. Ritengo che i Costituenti non potessero essere più chiari. È l’autenticità della democrazia il vero valore del voto, la credibilità di quel principio e di quella pratica che si qualifica come sovranità popolare. Il che significa che ogni compressione, ogni restrizione, ogni deviazione del diritto di voto coinvolge la forma di Stato, incide sulla qualità della democrazia, caratterizza i fondamenti della Repubblica. La personalizzazione del voto risiede sia nell’elettore all’atto dell’esercizio del suo diritto sia nel candidato per cui l’elettore vota, votandolo per chi e per cosa è, oltre che con chi si candida. Di conseguenza non lo personalizza certo su chi ha presentato o ha dettato la lista o ancor peggio, nell’ordine con cui ha collocato i candidati della lista. Il Rosatellum così come concepito è esattamente funzionale all’investitura dei capi delle forze politiche che si candidano a governare. La sovversiva formula contenuta nel testo unico delle norme sulle elezioni al Parlamento peggiora e non di poco il vecchio Porcellum. La nuova formula elude la funzione rappresentativa dell’elezione in Parlamento per sostituirla con l’investitura di un “capo o segretario” di una forza politica che spesso non è neanche forza parlamentare. Il Rosatellum per molti aspetti è davvero peggiore del Porcellum e molte discrasie invece di risolverle le aggrava. Si guarda bene dal sopprimere l’istituzione dei “capi bastone”, prevede i collegi uninominali, li collega alle liste, e le blocca. Chi è eletto in Parlamento da lista bloccata, come già l’eletto nel collegio uninominale, dovrà la sua elezione a chi ha redatto la lista collocandolo in modo da assicurargli il seggio che rientra tra quelli che la lista prevedibilmente otterrà. Rappresenterà così chi l’ha collocato nel posto corrispondente a quello che sarà prevedibilmente acquisito alla lista, in Parlamento rappresenterà quindi il “capo” della forza politica e non il popolo sovrano. Non gli elettori. Si preclude in tal modo una credibile rappresentanza della base popolare della Repubblica che, a mio giudizio, solo l’impianto proporzionale potrebbe assicurare all’attuale sistema politico italiano. Probabilmente nell’ultimo ventennio l’illegittimità costituzionale della legge elettorale è un vizio congenito della classe politica italiana. (Vincenzo Musacchio, giurista

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